Il voto in Erasmus

Il voto in Erasmus

30 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Chiara Croce –

Esiste una generazione di giovani, la “Generazione Erasmus”, che ha fatto la valigia e con i suoi libri è andata a studiare e scoprire un altro posto che non è casa, ma è Europa. Tutti i ragazzi che ne sono testimoni, sono consapevoli di avere una plurima cittadinanza, quella del proprio paese d’appartenenza e quella comunitaria, e sono coloro che vedono nell’Unione Europea un’opportunità e un bene per il proprio paese (come dimostra uno studio dell’Osservatorio Giovani Politica e Futuro di Viacom International Media Networks Italia). Sono la parte positiva e speranzosa della politica sovrannazionale, sono quelli che nell’Europa ci credono e che la formano attivamente.

Anche loro sono stati chiamati alle urne per le Europee, ed in quanto momentaneamente residenti in paesi diversi da quello d’origine, per poter esercitare il loro diritto di voto hanno dovuto esperire varie procedure burocratiche per avere la possibilità di voto all’estero. Proponendo un sondaggio ad un campione di studenti attualmente in Erasmus, è risultato che proprio la mancata completezza di questa richiesta ha fatto sì che il 45 % di essi non abbia potuto esprimere il proprio voto. Per i restanti, il 40% ha votato, mentre il 15 % non era interessato a presentarsi alle urne. Esiste quindi una parte di questi protagonisti di una storia a lieto fine tutta europea, che non sente la necessità di dire la loro a livello comunitario, mentre la sentono a livello nazionale, in quanto il 90% di loro sarebbe andato a votare in ogni caso se fossero state elezioni nazionali.

La politica nazionale perciò, in parte, ha smesso di essere un territorio arido, che non suscita sentimenti di coinvolgimento, ma la politica comunitaria questo passaggio ancora non riesce a compierlo, proprio per la mancata sensazione di democraticità diretta che i giovani, Erasmus o no, percepiscono nei confronti delle istituzioni dell’UE.

Senza dubbio esperienze come un Erasmus, uno Stage estero, o un progetto di volontariato sono la miglior carta da giocare affinché tra i giovani ci sia una presa di coscienza dell’esistenza di valori comuni, di uguaglianze tra i vari stati e della possibilità di poter fare squadra per affrontare le sfide globali.

Infatti, i ragazzi che di questa opportunità hanno goduto, al 90% dicono che sarebbero entusiasti e felici di ripeterla. Essi mandano una richiesta all’Europa che sarà: quella di continuare a far vivere questo “sogno Europeo” a tante altre generazioni, a sempre più persone, con un occhio di riguardo per il tema del lavoro. Nelle risposte del campione analizzato difatti è frequente la proposta dell’avvio di un maggior numero di progetti come Erasmus Placement o Internship nei paesi membri, che siano più concreti e più semplici da gestire burocraticamente, ma soprattutto con maggiori possibilità che un’esperienza all’estero possa diventare un’occupazione concreta.

Tutto ciò dà un’immagine ci dà il senso di alcune delle nuove sfide che l’Unione sarà chiamata a svolgere, al di là dei risultati elettorali: nuove e maggiori opportunità di lavoro per i giovani comunitari, un maggior supporto ai loro processi di internazionalizzazione e soprattutto un efficace coinvolgimento dei propri cittadini, affinché l’Europa non rimanga una gelida istituzione finanziaria, un monarca senza corona, sconosciuto ai propri sudditi.