India: le conseguenze della storica vittoria dell’ “l’uomo forte” Narendra Modi

India: le conseguenze della storica vittoria dell’ “l’uomo forte” Narendra Modi

30 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

L’Alleanza Nazionale e Democratica, la coalizione nazionalista e conservatrice di cui fa parte il Bharatiya Janata Party del primo ministro uscente Narendra Modi, ha vinto le elezioni in India ottenendo oltre 300 dei 542 seggi in Parlamento. Prima del voto i sondaggi prevedevano una vittoria della coalizione, ma non una maggioranza netta: alla base di questa proiezione le critiche che negli ultimi mesi hanno investito il partito al Governo da cinque anni, non da ultime quelle di aver reso l’India un Paese più insicuro, più radicale e meno laico. A rendere ancora più precaria la posizione del BJP la sconfitta nella tornata elettorale nello Stato-chiave del Bihar, il terzo più popoloso dell’India, considerata un test per il Governo in vista delle parlamentari.

Si tratta, quindi, di un risultato storico, il secondo dopo quello che nel 2014 portò il BJP a conquistare 282 seggi a scapito del Congress Party della famiglia Nehru-Gandhi che ha governato l’India dalla sua indipendenza fino ai giorni nostri e che ormai è ridotto ad una forza di minoranza.

Il successo di Modi è dovuto a due fattori fondamentali: la retorica nazionalista dell’India come grande potenza in ascesa e la conseguente necessità di investire nella sua crescita economica, andando ad intervenire su disoccupazione, sul potenziamento delle infrastrutture e la liberalizzazione degli investimenti esteri e sull’unione di un mercato frammentato. Modi, esponente di un induismo muscolare che soprattutto nei primi mesi del suo governo ha suscitato numerose proteste – in alcuni casi soffocate nel sangue, ha fatto parlare di sé anche per la sua storia di self made man in grado di scalare la piramide sociale dalla condizione di “chai wallah”, i ragazzi che in India vendono il tè in strada.

I temi caldi della campagna elettorale sono stati l’economia, la disoccupazione e gli scontri con il Pakistan nel Kashmir, territorio conteso tra le due potenze da oltre settant’anni. Nonostante le promesse e la crescita, apparentemente inarrestabile, del Paese che viaggia sempre su dati che vanno be oltre il 7% annuo, un recente censimento ha messo in luce come il livello di disoccupazione non sia mai stato così elevato, intorno al 6.1%. La promessa da parte del Congress Party di garantire un reddito minimo garantito, un sussidio del 20% alle classi più povere, non ha convinto gli elettori che hanno deciso di riconfermare Modi.

La mancanza di un’alternativa credibile insieme alla continua tensione, sia quella interna verso la minoranza musulmana che quella verso il Pakistan, consegnano ancora una volta l’India nelle mani di un uomo forte. Considerando quanto sia esasperata la corsa agli armamenti tra Nuova Dehli e Islamabad, con l’India che guida la partita con 63,9 miliardi di dollari in spesa militare, questa vittoria non può far altro che rinfocolare le tensioni in un Sud-Est asiatico più simile che mai ad una polveriera pronta ad esplodere.