La finta guerra che produce reddito

La finta guerra che produce reddito

30 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Mimetizzati nella foresta o nel fango della trincea, adulti e bambini si danno battaglia a colpi di pallini di plastica. In Italia sono ormai decine di migliaia i giocatori occasionali. Per iniziare bastano 80 euro per un fucile, ma c’è chi arriva a spenderne molti di più per l’equipaggiamento più sofisticato. L’attrezzatura si acquista sul web o nei 2 mila negozi sparsi sul territorio nazionale, che a bilancio iscrivono un fatturato medio di 300 mila euro. A proteggere i giocatori ci pensano occhiali ed elmetti, mentre per l’ambiente il rischio deriva dall’inquinamento. Le forze dell’ordine di diversi Paesi si sono ispirate al gioco del softair per affinare le tecniche di addestramento.

Strisciano tra l’erba con il mitra in pugno. Trascorrono minuti interminabili, camuffati tra i cespugli in attesa del “nemico”. Cifre ufficiali non ce ne sono, ma per qualcuno sono mezzo milione gli italiani che almeno una volta nella vita hanno svestito i panni civili e provato l’adrenalina della guerra simulata. I 70mila giocatori assidui replicano con precisione le tattiche militari nei boschi o all’interno dei campi attrezzati (con trincee, bunker, torrette e zone labirinto) che spuntano come funghi lungo la nostra Penisola. A differenza dei militari però, i “soldati del softair” – il gioco nato nel 1980 in Giappone e arrivato in Italia solo 10 anni dopo – sparano raffiche di pallini in plastica da 6 millimetri.

Se fino alla metà degli anni ’90 si trattava di pochi appassionati adulti che si sfidavano liberamente nei boschi, oggi i campi da softair sono frequentati dai bambini fino ai pensionati, compresi gli appartenenti alle forze dell’ordine. È semplicissimo altresì rendersi conto di come il softair abbia messo in moto un’economia dalle cifre importanti. Basti pensare che un negozio in media ha un fatturato di 300mila euro l’anno. Una volta i punti vendita erano pochissimi, le armi costavano cifre esorbitanti e si reperivano solo in internet. Oggi con 80 euro si compra un fucile e si è pronti per giocare. La Lombardia è la prima regione in Italia per numero di appassionati, con 100 associazioni sportive, 150 campi di gara in grado di accogliere i settemila praticanti.

“Papà mi compri la bomba a mano?”. Non è difficile assistere a richieste di questo tipo quando si varca la soglia di un negozio di softair. La gamma di prodotti in commercio è davvero ampia. Le armi giocattolo vengono prodotte in Cina e Giappone, importate in Italia dai grossisti con sede a San Marino (per motivi fiscali) e poi rivendute al dettaglio. Fucili e pistole sono repliche perfette di quelli in dotazione agli eserciti di mezzo mondo. Funzionano a batteria, a gas o a molla. Il costo minimo per un fucile è di 80 euro, quanto vale un G36, esemplare attualmente in uso all’esercito tedesco. Un mitragliatore Barret, la semiautomatica per le lunghe distanze costruita con i medesimi materiali di quella autentica, costa 1.400 euro, ottiche escluse. La forbice di prezzo è pressoché la medesima anche per le pistole. Un esempio? Una rivoltella può valere 10 euro (quelle a molla) come 500, cifra che corrisponde al prezzo di una “Hikapa” per il tiro dinamico da softair. Poi ci sono gli accessori. Mimetiche (costano dai 30 ai 250 euro), caricatori (dai nove ai 60 euro), munizioni (10 euro), radio (50 euro), sacche borraccia (in vendita da 15 a 100 in base al materiale) e  occhiali (dai sei ai 200 euro): tutto materiale di provenienza militare che ha un valore piuttosto elevato. Anche se il gadget più curioso resta la bomba a mano, “l’ananas” (valore, 30 euro). Si carica con farina e pallini in plastica. Una volta estratta la spoletta il meccanismo a gas consente che si apra e disperda la rosa di munizioni. Si utilizza per “annientare” gli avversari nelle grotte e nei rifugi al chiuso. Complici anche le attrezzature “divertenti” come questa, il numero dei negozi è in continua crescita. E così i siti internet italiani e stranieri. Il fatturato medio di un’attività si aggira intorno ai 300 mila euro l’anno.

Militari dell’Esercito, carabinieri e poliziotti dei corpi speciali: sono molti gli appartenenti alle forze dell’ordine che nel tempo libero svestono la divisa per dedicarsi al softair. Da qualche anno poi, i corpi speciali di polizia europei, come quelli francese e tedesco, si sono ispirati al softair per i propri addestramenti: utilizzano armi cariche di munizioni non letali. Fonti qualificate in polizia rivelano che questa innovazione è stata introdotta anche per le esercitazioni dei Nocs italiani.