Molfetta: “Affrontare le difficoltà fino alla vittoria”

Molfetta: “Affrontare le difficoltà fino alla vittoria”

30 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Carlo Molfetta ha scritto la storia del taekwondo italiano. Unica medaglia d’oro olimpica finora, da tre anni a questa parte si è ritirato dalle competizioni per assumere il ruolo di Team Manager della Nazionale. Un ruolo nuovo, che il mesagnese, classe 1984, è il primo a ricoprire nella tradizione della Federazione Italiana Taekwondo.

La carriera di Molfetta nella disciplina coreana inizia presto, nel 1989. In una piccola palestra di Mesagne. Da allora il movimento ha fatto passi da gigante: <<Dove ho incominciato io  era una di quelle strutture molto piccole, dove non c’era spazio e ci si doveva allenare a più turni – spiega l’olimpionico – Attualmente abbiamo numeri che non hanno nulla a che vedere con l’89. Parliamo di quasi 30 mila tesserati, siamo riusciti a raggiungere tutta l’Italia>>. I tempi cambiano anche per lo sport: «Oggi i giovani si possono avvicinare di più a questa disciplina. Pensiamo solo all’uso dei social, che sono la rovina spesso, ma nello stesso tempo anche la salvezza del taekwondo e degli sport così detti “minori” in generale. La verità è che anche grazie all’utilizzo di questi uno può suscitare l’interesse nel giovane che cercherà la società più vicina per provare».

Da atleta a dirigente è stato un bel salto, un cambiamento di prospettiva: «Prima di assumere l’incarico, ho concluso un master sul management sportivo, poiché non basta solo la conoscenza del proprio sport – spiega – Il fatto di vedere la crescita della nazionale è la gioia più grande. Un livello medio più alto vuol dire che stiamo facendo un buon lavoro. La cosa più difficile è cercare di far capire a volte ai ragazzi chi sono io. Questo perchè ci sono gli atleti più grandi che mi hanno vissuto come un compagno di squadra, che ora non sono più ed essendo parte dello staff si devono rapportare in maniera meno amichevole. Invece per quanto riguarda i più giovani, per loro sono solo il Team Manager, quindi c’è il problema contrario e si cerca di essere più amichevoli. Il trovare la via di mezzo che può far dare il massimo ad ogni atleta è complicato».

Utile però avere un olimpionico come ispirazione: «Spero che la mia esperienza li aiuti nei momenti di sconforto. Non c’è una formula segreta della vittoria. Il vincitore è semplicemente colui che ha accettato in qualche modo tutte le difficoltà che gli si presentano e ha cercato di superarle in qualche modo. Non abbattersi mai sembra un luogo comune, però è la realtà dei fatti – racconta – Se nella mia carriera avessi mollato dopo il primo ostacolo non sarei mai arrivato nel 2012 a vincere l’oro olimpico. Nel 2004 ho affrontato la mia prima Olimpiade, probabilmente da favorito e ho fatto cilecca. I tre anni successivi mi sono operato quattro volte alle ginocchia. Le difficoltà si presenteranno sempre. Tutto sta nel capire che cosa vuoi realmente nella tua vita. Io volevo vincere un’Olimpiade, cascasse il mondo. Quello era il mio unico obiettivo. Quindi sarei stato disposto a fare qualsiasi cosa pur di arrivarci. Questo è ciò che cerco di trasmettere di più ai ragazzi: non avere un obiettivo solo a parole, ma visualizzarlo realmente nella propria testa perchè ciò darà la forza per affrontare tutte le difficoltà».

Questo sembra lo spirito che sta muovendo il gruppo di azzurri verso obiettivi sempre più ambiziosi: «Tocco ogni sorta di ferro a disposizione, ma sono convinto che la strada sia quella giusta. Che il modo che abbiamo attualmente di affrontare la vita giornaliera dei ragazzi sia quello corretto, anche se si vedrà con il tempo».