Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti

Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti

30 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Per chi, come la scrivente, è un lettore decisamente onnivoro, pronto a spaziare tra i generi più disparati, sembra quasi doveroso confrontarsi prima o poi con un mostro sacro della letteratura italiana contemporanea come Niccolò Ammaniti. Considerato fra i più abili ritrattisti della realtà provinciale della nazione, malgrado le origini nel cuore di Roma, Ammaniti ha esordito ormai venticinque anni fa e da allora è noto anche per i film tratti dalle sue opere.

“Ti prendo e ti porto via” vide la luce nel 1999. È difficile da inscrivere in un genere: ci sono atmosfere quasi veriste, ma anche un finale dai toni estremamente cupi, un tocco noir inatteso che sbaraglia le certezze del lettore. Il tutto narrato con uno stile piuttosto unico nel suo genere. Non manca l’ironia e molti personaggi sono caricaturali, ma senza perdere il loro realismo: del resto, chi nella sua vita non ha mai conosciuto un Graziano, una Erica o un Pierini?

Il primo a irrompere sulla scena dell’immaginaria cittadina di Ischiano Scalo è Pietro Moroni: un dodicenne timido e introverso, cresciuto in una famiglia problematica. Il padre è un pastore dedito all’alcolismo, mentre la madre è oppressa da gravi problemi psicologici. Il fratello, una delle figure più curiose del romanzo, sogna un futuro lontano, ma intanto deve sottostare al padre e attua la sua personalissima ribellione curando il gregge in abiti da metallaro. Al fianco di Pietro Moroni, a farci intuire come il destino sappia instaurare i legami più inaspettati, c’è Gloria Celani. Sicura di sé, quasi sfrontata, proveniente da una famiglia benestante, bella e ammirata dai coetanei: Gloria e Pietro sono agli estremi opposti, eppure tra loro c’è uno stretto rapporto di amicizia, contaminato dai germi di un’attrazione.

Il secondo protagonista maschile del romanzo è Graziano Biglia, che incarna il playboy in una sorta di crisi esistenziale: una figura piuttosto patetica che potrebbe rischiare di diventare stereotipata e riesce invece, con la scrittura di Ammaniti, a ispirare quasi una certa forma di comprensione, se non di simpatia. Come nella migliore tradizione, nel momento in cui il grande tombeur de femmes cerca di redimersi, finisce incastrato nella relazione peggiore che gli possa capitare, usato a sua volta. A farlo è Erica, cubista che ha attratto Graziano con la sua avvenenza e ha finito per legarlo a sé per poterlo sfruttare per i suoi scopi: una corsa spasmodica alla ricerca della celebrità.

Pietro Moroni è in fuga dal bullo Pierini con i suoi scagnozzi, Graziano Biglia è in fuga dall’immagine di sé costruita in passato che non sente più sua (e forse non lo è mai stata). Due strade apparentemente parallele sono destinate a incrociarsi sull’onda delle relazioni e degli incontri che si creano in una piccola cittadina di provincia, una sorta di sommovimento tettonico impercettibile ma costante.

Consigliato a chi ama la buona scrittura senza volersi fossilizzare su un solo genere.