Antonio Conte all’Inter: traditore o messia

Antonio Conte all’Inter: traditore o messia

31 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

Il segreto di Pulcinella è stata svelato oggi all’alba, tanta era la fretta dell’Inter di comunicare la notizia urbi et orbi: Antonio Conte è il nuovo allenatore nerazzurro. Sostituisce Luciano Spalletti, che pure per due anni di fila ha regalato ai nerazzurri la qualificazione alla Champions League. Ma Suning, la proprietà cinese, voleva anche un uomo immagine. E poi c’era l’idea di iniziare a stuzzicare i campioni d’Italia della Juventus con l’accoppiata Beppe Marotta – Antonio Conte, vale a dire due dei tre personaggi che hanno riportato in alto la Signora del calcio italiano.

Da giorni, prima anche dell’annuncio, sui social è andato in scena il balletto dei pro e dei contro. C’è chi apertamente accusa il leccese di essere un traditore per aver saltato la staccionata – spesso con filo spinato e tanto di elettricità – che separa la Juve dall’Inter. Separazione diventata di ferro – almeno così pensavano i tifosi – dopo la storia di Calciopoli del 2006. Insomma, il tifo juventino non perdona a Conte di essere passato ai rivali con l’intenzione di farli vincere spezzando l’egemonia di otto anni (tre dei quali proprio grazie all’allenatore pugliese). Anche perché, per un po’, aveva assaporato anche l’idea nostalgica di un suo ritorno. In realtà impossibile perché Andrea Agnelli non dimentica l’addio di Conte il primo giorno di ritiro e alcune sue frasi: “Non posso sedermi a un tavolo di un ristorante da 100 euro con una banconota da 10 in mano”.

Dall’altra parte, e anche questo è un classico del nostro calcio, ci sono gli interisti, eccitati dal nuovo arrivo. Assolutamente decisi a dimenticare che il mister fino a pochi anni era un acerrimo rivale, prima ancora da giocatore e poi da allenatore. A loro interessa tornare a vincere, son disposti a perdonare. Anche l’esultanza del 5 maggio 2002, polemica e contro l’Inter, superata proprio all’ultimo turno in quel campionato dai bianconeri.

Ma c’è di più in questo trasferimento. C’è il Conte che gli interisti non hanno esitato a definire ladro, dopato, scommettitore accanito. Tutti epiteti datigli quando era sulla panchina dei rivali. Tutto lavato via con un ricco contratto da parte di Suning. Tre anni a 9 milioni di euro l’anno ne fanno il tecnico più pagato in Italia. Con grosse responsabilità, ma anche con tanta voglia di fare quello che aveva fatto a Torino: riportare a vincere una Società che non ci riusciva da un bel po’.

Chiudiamo con un assunto che vale per il calcio dei giocatori e degli allenatori. Dopo che pure Daniele De Rossi ha ammainato – controvoglia – la bandiera della Roma. Il professionismo ti porta a scelte impopolari. Ti porta a prenderti insulti da chi prima ti adorava. A essere visto come il messia da chi prima ti dipingeva come il diavolo. Probabilmente perché i tifosi sono ‘solo’ professionisti del tifo. Per loro la squadra del cuore è una fede, e chi ne ha fatto parte ha incarnato di più del giocatore, di più dell’allenatore. Un vero capo popolo. Sarà lo stesso per i fan del Napoli se il ‘comandante’ Maurizio Sarri dovesse approdare davvero sulla panchina della Juventus: un colpo al cuore. Sarà che da quella parte c’è anche il portafogli e per il professionista quello conta più di tutto. Un Gigi Riva che rifiuta la Juve per restare nella sua Cagliari è davvero calcio d’altri tempi. E un po’ ci manca.

di Alessandro Pignatelli