Un video celebra l’Italiano: tra opera lirica e maschilismo

L’italiano s’è desto. E fa sentire la sua voce. Anzi, la sua musicalità. In un video, infatti, si celebra la quarta lingua più parlata al mondo. Prima del nostro idioma solo l’inglese, lo spagnolo e il cinese. La rivelazione arriva dallo studio di Ethnologue, pubblicazione dell’associazione americana Sil International. E per rendere onore a questa posizione che sfiora il podio, il regista e produttore Luca Vullo ha realizzato uno spot dal titolo ‘Io sono l’Italiano’. “Ho voluto creare uno spot non convenzionale per celebrare quella che è indiscutibilmente, a mio avviso, la lingua più bella del mondo”.

Armonia, musicalità e seduzione: sono i tre vocaboli che si possono associare all’italiano. Non per niente lingua ufficiale dell’opera lirica. Il video ha per protagonista una bella ragazza, carismatica. Lei è l’Italiano e racconta pregi, difetti e particolarità della lingua. A volere il video è stato in console generale Marco Villani, la realizzazione è stata coordinata dall’Ufficio scolastico del Consolato italiano di Londra.

L’italiano si prende uno spazio che a livello internazionale l’Italia non ha. Vulla dice: “Per la produzione del video ho collaborato con artisti italiani residenti a Londra”. È stata naturalmente scelta a musica classica, che fa colonna sonora al corto. “E’ fondamentale perché la lingua italiana è vicina al canto, non a caso il nostro Paese è la patria dell’opera lirica”. Il video si chiude con un invito: “E voi cosa aspettate a studiarmi?”. Dove anche la bellezza della ragazza fa la sua parte. E qui si scivola forse un po’ nello stereotipo maschilista.

Luca Vullo, da anni, è impegnato in un altro progetto che riguarda l’Italia. Si chiama ‘La voce del corpo’ e si basa sulla comunicazione non verbale degli italiani, una delle popolazioni che gesticola di più al mondo. Il progetto vede l’autore in giro per il mondo per workshop formativi e spettacoli teatrali. Un altro modo di pubblicizzare il nostro Paese, con il patrocinio questa volta del Consiglio generale degli italiani all’estero. L’italiano che parla senza parlare non è una macchietta, ma un marchio di fabbrica. Un’altra delle cose che ci fanno riconoscere in tutto il mondo.

di Alessandro Pignatelli

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