Cannabis Light, Di Michele, Unicanapa: “C’è stata un’inversione di approccio”

Cannabis Light, Di Michele, Unicanapa: “C’è stata un’inversione di approccio”

6 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Nicomede Di Michele, avvocato e presidente dell’Associazione Fracta Sativa UniCanapa, ci spiega cosa sta succedendo dopo la decisione della Cassazione della scorsa settimana: «Con la sentenza della Cassazione, di cui si devono conoscere ancora le vere motivazioni, si è stabilito un principio per cui al momento la vendita e la commercializzazione di derivati dalle infiorescenze è reato penale, secondo il Decreto 309 del 1990, salvo poi dimostrare che quelle sostanze non sono droganti».

Prima di questa sentenza avevamo un andamento oscillante: c’era chi sosteneva che si potesse commercializzare tutto e chi invece riteneva che non si potessero commercializzare i prodotti espressamente citati nell’articolo 2 comma 2 della legge 242 del 2016: «Questo indica espressamente tutta una serie di utilizzi che si possono fare con la canapa ad eccezione delle infiorescenze, anche se nella proposta di legge era indicato la possibilità di poter utilizzarle fresche o secche per uso erboristico. In sede di approvazione alla Camera questa parte dell’articolo venne eliminata».

Allora si è pensato che tutto ciò che non fosse vietato si potesse fare, così è nato il fenomeno easy joint, nel maggio del 2017. Moltissimi si sono buttati a fare infiorescenze, anche perchè era molto redditizio. Fino al 30 maggio, chi faceva i controlli operava secondo la legge 242 del 2016. una norma fatta per la canapa industriale e dove si garantisce una sorta di non responsabilità penale per l’agricoltore che coltiva semi che fanno parte delle varietà ammesse nel catalogo europeo delle specie comuni. «Utilizzare un seme appartenente a questo garantisce tranquillità rispetto alla legge. Nel caso in cui il livello di Thc superi lo 0,6%, il raccolto viene eliminato, ma l’agricoltore è immune da responsabilità penale. Questa legge tende a promuovere la coltivazione e la filiera della canapa, quindi si è pensato di estendere l’utilizzo della pianta in tutte le sue parti. Questa andava bene anche per il commerciante, che vende il prodotto di una pianta legale che ha una tracciabilità».

Ma se il fiore non è indicato nelle possibilità di utilizzo allora si deve ritenere che non è lecito commercializzare un prodotto derivante, anche se da una pianta legale, ma non indicato dalla legge, per cui “illegale”. Questo contrasto giurisprudenziale ha portato la questione davanti alla Cassazione: è lecito coltivare la canapa industriale, ma siccome non è previsto tra i vari utilizzi anche l’infiorescenza, quel fiore trattato e commercializzato è vietato. Di conseguenza si applica il Decreto 309 del 1990, il testo unico sugli stupefacenti, che vieta la cessione, la vendita, la commercializzazione di questo prodotto che è ritenuto una sostanza stupefacente. Il punto sta nel dimostrare che non ha principio drogante. «È cambiato il modo di porsi alla questione. Prima chi faceva i controlli andava secondo lo spirito della 242 del 2016, per cui si verificava che fosse tutto a posto e ci si limitava al sequestro del solo prodotto fuori dai parametri. Il commerciante era libero da qualsiasi responsabilità. Nel momento in cui la Cassazione ha indicato che certi prodotti non si possono vendere, perchè non contemplati dalla legge, si applica quindi la 309 del 1990, per cui si chiude tutto, si sequestra il negozio, il commerciante viene denunciato a piede libero nella migliore delle ipotesi e poi viene portato tutto ad esaminare. Se poi esce fuori che quel prodotto non è drogante, allora il commerciante viene assolto. È cambiato l’approccio perchè è cambiata la legge con il quale si va a fare l’indagine. Dalla semplice visita di controllo si è passati alla repressione».

Si sta facendo confusione sugli utilizzi che si possono fare della canapa: «Ad esempio quando si parla di olio, non tutti sono uguali. Si stanno sequestrando anche quelli a base di semi, che non contengono Thc, che è presente solo nei fiori. Il seme non ha a che fare con la droga, a ci si fa olio, farina, utilizzata tra l’altro per i celiachi perchè senza glutine. Ora vengono addirittura sequestrati i biscotti fatti con questa farina. C’è una confusione totale su cosa va sequestrato e cosa no. Finchè non ci sarà una normativa che faccia chiarezza e colmi le lacune, sicuramente molti negozianti chiuderanno per paura e la cosa sta già accadendo».