Caso Palamara, Bruno Tinti: “Correnti da abolire, corrodono la magistratura”

Caso Palamara, Bruno Tinti: “Correnti da abolire, corrodono la magistratura”

6 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Il caso Luca Palamara scuote l’intero sistema giuridico italiano, oltre che il Consiglio superiore della magistratura. Bruno Tinti, ex magistrato (fino al 2008), giornalista ed editore, a questo proposito dice: “Sono le correnti all’interno della magistratura che, come un cancro, la divorano”. Sbagliato, però, è mettere sotto accusa l’intero sistema della giustizia del nostro Paese, così come il meccanismo stesso del Csm: “La maggior parte dei magistrati lavora tantissimo”. Insomma, vietato fare di tutta l’erba un fascio.

C’è però un problema, che il caso Palamara ha portato alla luce da quello che è un vero sottobosco: “I magistrati che fanno pareri, decidono dell’avvenire di altri colleghi. Il che porta i primi a diventare in realtà padroni, non più colleghi”. Nascono per l’appunto ‘le correnti’: “Che assicurano il voto. E chi fa parte della corrente, naturalmente, grazie al voto sarà tutelato e favorito. Ognuno insomma ottiene qualcosa, che magari potrebbe ottenere anche semplicemente per bravura e competenza personale. Conta l’appartenenza, non la meritocrazia”. Dice Tinti: “Chi è stato consigliere, riscuote prima o poi il suo premio. Per esempio: chi ha fatto parte del Csm fino al 2018, come Palamara, oggi è presidente di sezione, di tribunale di Corte d’Appello, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione”.

E non tutti ci sono arrivati per meriti: “Molti provenivano da ruoli di soldato semplice e si sono ritrovati a essere colonnelli, generali o marescialli”. Per concludere: “Le correnti vanno assolutamente superate perché chi non ne fa parte, difficilmente poi fa carriera. Ma così si finisce per distruggere l’intera magistratura italiana”.