Dividersi i compiti

Dividersi i compiti

6 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Anno 2019, terzo millennio ormai inoltrato: dovrebbe essere ormai assodato che all’interno della maggior parte delle coppie entrambi lavorano fuori casa e dunque dovrebbe essere prassi collaborare per le faccende domestiche. In realtà, il tema è ancora molto caldo e anche tra le persone più emancipate si sentono frasi sul genere «Mio marito mi aiuta», come se il consorte in questione passasse di lì ogni tanto e decidesse di fare un favore alla moglie e non vivesse in pianta stabile in casa. Su entrambi i sessi, purtroppo, pesano secoli di stereotipi e generalizzazioni penalizzanti: dalle donne naturalmente portate alla cura della casa (nonostante chiunque conosca probabilmente migliaia di donne pronte a smentirlo) a una presunta incapacità congenita degli uomini a distinguere la lavastoviglie dall’asciugatrice. È quasi superfluo dire che non è così. L’unica cosa che invece serve, all’interno di tutti i tipi di coppie e al di là di ogni inutile stereotipo, è una buona suddivisione dei compiti.

È abbastanza normale che, se uno dei due ha orari di lavoro più pesanti, il carico delle faccende domestiche sia ripartito in modo disuguale. Ma in nessun caso, nemmeno quello in cui uno dei due sia casalinga/o a tempo pieno, questo deve diventare la scusa per trasformarlo in una sorta di badante con contratto da schiavo. Cercare di evitare di sporcare dove l’altro ha appena pulito o degnarsi di portare i vestiti fino al cesto della biancheria invece di lasciarli cadere sul posto non è questione di suddividere i compiti, ma di buona creanza.

Cosa fare invece in quei casi in cui si lavora in due fuori casa (o magari con telelavoro: è opportuno ricordare che chi lavora da casa non è un casalingo con una retribuzione piovuta dal cielo, ma ha a sua volta impegni e orari da rispettare)? Ovviamente non esiste una formula valida per tutte le coppie: tutto, infatti, dipende dagli orari, dalle abitudini e dalle inclinazioni personali. Ci sono però alcuni piccoli accorgimenti che si possono adottare per una condivisione più semplice.

Innanzitutto, divieto di accesso in casa al «Lo faccio io perché tu non sei capace». Innanzitutto, si suppone che la convivenza avvenga fra due persone adulte. Inoltre, il passo naturale successivo diventa automaticamente un membro della coppia spalmato sul divano e l’altro a fare tutto perché «è capace». E il secondo dovrà anche ammettere di essersela cercata. Allo stesso modo, è normale che fra due persone ognuno abbia modi diversi di fare le cose. Spazio quindi ai suggerimenti motivati, ma senza diventare pedanti e soprattutto senza andare a ritoccare quello che l’altro ha appena fatto. La reazione più naturale alla vista di qualcuno che rifà il nostro lavoro è quella di lasciarglielo direttamente a carico suo.

Inoltre, le attività vanno divise nettamente. Spesso si dice che i lavori da fare in casa «sono lì da vedere», ma la realtà è che tutti abbiamo i nostri pensieri per la testa e rischiamo di farci sfuggire le cose. Se sappiamo che a uno spetta per esempio conferire la spazzatura e all’altro pulire il piano cottura, ognuno dei due dovrà limitarsi a controllare rispettivamente i sacchi e il fornello e non ci saranno dubbi del tipo «Ma lo farà l’altro?» oppure «E se l’altro avesse aspettato a pulire il piano cottura perché vuole prima cucinare ancora?» con mille dubbi e conseguenti lavori trascurati.

Ma come scegliere la suddivisione dei compiti? Spesso si sente dire che «bisogna essere intercambiabili». Il che è vero, ma con alcuni limiti. Ognuno di noi, per natura, sarà più portato o comunque preferirà certe attività ad altre. Perché dunque non assecondare anche in casa queste inclinazioni? Se uno dei due ama cucinare mentre l’altro preferisce armarsi di piumino acchiappapolvere, ben venga.

Questo ci porta a un altro punto. Se abbiamo stabilito che uno dei due si occuperà per esempio del bucato e l’altro di cucinare, è bene limitare le interferenze. È inutile e dannoso che uno riorganizzi la disposizione dell’attrezzatura della cucina se è l’altro a mettersi ai fornelli e ha già scelto la sua disposizione ideale. Allo stesso modo, è meglio evitare che l’altro avvii la lavatrice per poi scoprire che l’”addetto ai lavori” aveva atteso appositamente per infilare nell’oblò gli ultimi capi.

Tutto questo, ovviamente, va preso con la giusta elasticità. È ovvio per esempio che, nel giorno in cui il “cuoco” o la “cuoca” della coppia dovesse essere impossibilitato a cucinare per altri impegni, dovrà essere l’altro a sopperire, seppure magari con risultati meno lusinghieri. Le parole d’ordine devono rimanere “dialogo” e “confronto”, ricordando sempre che una casa magari un po’ in disordine ma abitata da una coppia felice è preferibile a una casa immacolata popolata da due persone diventate isteriche.