I 40 uomini al servizio di Palamara

I 40 uomini al servizio di Palamara

6 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Una squadra di 40 persone al servizio del magistrato Luca Palamara per gestire le nomine. Una rete che include politici, manager, imprenditori e toghe della Procura di Roma. Persone con cui il magistrato aveva rapporti sia professionali sia privati. Nomi che la guardia di finanza ha mostrato a Palamara durante la perquisizione del 30 maggio scorso, informandolo che avrebbe cercato sul suo computer, a casa e in ufficio, ma anche sul telefonino e nei documenti in suo possesso, riferimenti a quelle persone per verificare la natura dei contatti.

Tra le 40 persone c’erano naturalmente anche i colleghi Stefano Fava e Luigi Spina (che si è dimesso dal Csm), indagati pure loro. Ma nell’elenco compaiono pure i nomi di quattro pm di Roma; due sarebbero andati in vacanza con Palamara, altri (insieme a Fava, indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto) lo avrebbero appoggiato nei suoi propositi di vendetta contro l’ex procuratore Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo.

Più passano i giorni e più l’inchiesta si allarga a macchia d’olio, andando a toccare sempre più da vicino il mondo politico e imprenditoriale dell’Italia. Nell’elenco al vaglio degli investigatori ci sono alcuni consiglieri del Csm che avrebbero dovuto votare le nomine dei nuovi procuratori. Chiunque poteva dare informazioni utili (e spesso segrete), diventava utile per Palamara, quindi pure politici locali, professionisti e manager. Per ora è solo un’ipotesi, ma buona parte del Csm (fino al 2018) potrebbe aver agito in una direzione in cambio di gioielli, viaggi e soldi. Potrebbe aver orientato e gestito le pratiche che venivano segnalate dall’amico Fabrizio Centofanti, che faceva il possibile per agevolare gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore.

Oltre alla scelta del procuratore di Gela, sotto la lente d’ingrandimento c’è anche il procedimento disciplinare su un pm di Siracusa. I controlli potrebbero però allargarsi alla Procura di Trani, dove era arrivato in un primo momento il dossier su un falso complotto ai danni dei manager di Eni, poi trasmesso a Siracusa. Dove c’era un pm, Antonio Savasta, arrestato successivamente per corruzione, messo sotto inchiesta disciplinare e successivamente assolto dalla Sezione di cui faceva parte anche Palamara. Trattandosi però di provvedimenti presi da un collegio, sarà difficile trovare responsabilità individuali.

Altri due nomi citati nelle carte dell’inchiesta sono quelli di Corrado Cartoni e Antonio Lepre, di Magistratura indipendente, a proposito di colloqui con personaggi politici. Lepre, che fa parte della commissione incarichi direttivi e che quindi tratta le pratiche sulle nomine di tutti i vertici degli uffici giudiziari, è quello che potrebbe trovarsi in una situazione delicata. Lepre è uno dei quattro consiglieri che, lo scorso 23 maggio, votò per proporre Marcello Viola nuovo procuratore di Roma. Ed era il candidato appoggiato da Palamara. È anche uno dei tre che ha respinto la richiesta di fare audizioni prima di votare, richiesta che era arrivata da un componente, ma che era stata anche vivamente raccomandata da David Ermini, vicepresidente del Csm e portavoce diretto di Mattarella.