Il Conte traditore

Il Conte traditore

6 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Se permettete torno a parlare di calcio, un argomento che mi appassiona molto e riapetto al quale – l’ha già confessato – non sono neutrale. Ma il tema che voglio trattare non è condizionato dal tifo.

Resto sempre molto sorpreso quando si parla di cambi di casacca piuttosto clamorosi da parte di calciatori o allenatori. Questa volta è accaduto ad Antonio Conte che, nell’arrivo sulla panchina dell’Inter, ha suscitato reazioni diverse, anche molto negative per il suo incancellabile passato juventino. Lasciamo stare i comunicati della curva, perché ha già detto bene Enrico Mentana: il fatto stesso che una curva emetta comunicati è fuori da ogni logica.

Ci sono però altre reazioni ispirate a luoghi comuni apparentemente di buon senso che vale la pena di discutere un po’ più nel merito. Per esempio la tesi secondo cui non ci sono pi˘ le bandiere di una volta, calciatori o allenatori che indossano una maglia per tutta la vita senza “tradire” mai. Dall’alto dei miei sessant’anni di passione calcistica e di tifo (senza mai cambiare colori) vi posso assicurare che questa nostalgia non ha senso.

In questi lunghi anni ne ho viste (e sofferte) tante. Nei primi anni sessanta ho visto Milan e Inter scambiarsi, via Genoa, due mitici portieri: il grande Lorenzo Buffon, amatissimo e celebre anche per la storia d’amore con Edy Campagnoli, la valletta di LASCIA O RADDOPPIA e Giorgio Ghezzi detto kamikaze per il coraggio nelle uscite. Ho visto con enorme sofferenza un grande come José Altafini detto Mazzola, scoperto dal Milan neanche ventenne, vincere in rossonero scudetti e coppe dei campioni e poi passare, via Napoli, alla Juventus e segnare gol decisivi proprio a scapito del Milan.

Ho visto un uomo di grande qualità tecnica e umana come Giovanni Trapattoni, una vita da mediano milanista passata a vincere duelli con Pelé o Eusebio, sedersi sulla panchina della Juve e vincere scudetti e coppe a raffica per poi andare all’Inter e trionfare anche lì. Ho scoperto, da fonte inconfutabile che mi riservo di non rivelare, che il grandissimo Arrigo Sacchi trattò, a un certo punto della sua carriera, il passaggio all’Inter, sfumato per un cambio di proprietà della società.

Insomma, credetemi, quella delle bandiere di una volta è una solenne bufala. Il che non esclude affatto che ce ne siano state, parecchie e gloriose, più antiche come Rivera, Sandro Mazzola, Riva, Antognoni e più recenti: Franco Baresi, Gigi Buffon, Del Piero, eroici nel seguire la loro squadra anche in serie B o Totti, capace di rifiutare le proposte del Real Madrid per restare tutta la vita in giallorosso. Il mondo del calcio, almeno in queste cose, non è mai cambiato. Per cui l’approdo all’Inter di Antonio Conte, già ampiamente dejuventinizzato da un divorzio non certo sereno e da una serie di esperienze all’estero e in nazionale, non mi pare un fatto degno di tanto clamore né rancore.

Se proprio si vogliono fare le pulci a qualcuno, mi pare che sia più delicato l’eventuale arrivo alla Juventus di Maurizio Sarri. Ne parlo mentre la trattativa è ancora in corso, senza sapere come finirà.

Ma il personaggio, per i suoi atteggiamenti, il suo linguaggio e le sue mises non sembra il massimo per l’atmosfera regale e ovattata dell’universo juventino. Se poi dovesse “arrivare, vedere e vincere”, i numerosi sfottò che i tifosi bianconeri gli hanno riservato in questi anni non mancheranno di trasformarsi presto in hurrà. Questo è il mondo (e il bello) del tifo calcistico.