Il manifesto del giovane critico cinematografico

Non è una ribellione, ma solo uno sfogo. Perché anche per noi è giunta l’ora di farci sentire

di Elisa Torsiello –

Studi, guardi, analizzi centinaia di film all’anno, scrivi, e poi di nuovo studi, ti informi, ti nutri bulicamente di teorie del cinema e di immagini in digitale. Lo schermo diventa il tuo migliore amico e il tuo più acerrimo rivale. Ogni giorno combatti con l’ispirazione sorseggiando litri di caffè. Siamo la banda dei sognatori in formato 16:9, quelli che hanno fatto della loro passione materia di studio e – si spera – di lavoro. Siamo quelli che, con la tesi ancora calda di stampa tra le mani, si sentono affibbiare l’epiteto di “laureato all’Università delle merendine”; quelli che in punta di piedi tentano una carriera ma si ritrovano a evitare porte sbattute in faccia per non spaccarsi il naso. Siamo gli studiosi di cinema; per gli amici “cinefili”, per altri semplici sportelli a cui rivolgersi per ricevere un consiglio sul film da vedere la sera al cinema. Siamo quelli che fanno a gara con il proprio intelletto per cercare la parola più originale da inserire in una recensione che leggeranno in quattro gatti su siti e riviste che non ti pagano. Siamo quelli che nonostante tutto ci credono, perché nati sotto la stella di Neverland e sospinti dal mantra disneyano del “se lo sogni, puoi farcela”. Eppure noi studiosi di cinema rimaniamo sempre là, chiusi nella propria stanza riscaldati dal calore di un pc sempre acceso e con la ventola troppo surriscaldata. Inviamo curriculum vitae straripanti di titoli di studio e collaborazioni a titolo di gratuito tra festival e piattaforme online nella speranza che qualcuno prima o poi punti su di noi.

Quella del critico cinematografico non è una figura a rischio estinzione, ma semplicemente sottostimata, accantonata e bistrattata perché ritenuta ormai “inutile”. Nell’era della tecnologia e della condivisione social basta poco per sentirsi “critico”: apri Facebook, Twitter, o Instagram, scrivi la tua recensione e via, il gioco è fatto. Pazienza se il tuo amico internauta ha due lauree e cento master in cinema e giornalismo; nell’universo social tu e lui sarete allo stesso livello. Ma i giovani critici, dunque, a che servono? Il ricambio generazionale è un sistema fallace e sviluppato a rilento. In un mondo dominato da internet la carta stampata muore ogni giorno di più; il suo inchiostro si scolora, sbiadisce e con esso il sogno di ritrovarsi a scrivere per quelle riviste che ti hanno accompagnato giorno dopo giorno, proiezione dopo proiezione. Ma internet è anche un universo dove tutti vogliono conoscere tutto senza spendere un euro, e così i più fortunati si ritroveranno a ricoprire il ruolo di “stagisti” ad vitam aeternam per redazioni online rincuorati dall’illusoria speranza che “tanto fa curriculum”. Uno scambio impari e ineludibile della società contemporanea che ha portato alla dilagante mancanza di lavoro per giovani appassionati di arte in tutte le sue forme, nati con la sola sfortuna di non essere portati per la matematica, l’economia o l’ingegneria.

È un mondo strano e masochista quello del critico e studioso cinematografico. Ci nutriamo di sogni e immagini fantasmagoriche, viviamo vite altrui e diamo forma e colore a significati nascosti dietro scelte autoriali a cui probabilmente neanche lo stesso regista ha mai pensato; scoviamo l’indicibile e il non detto; nuotiamo nel mare dei dettagli immergendoci nella profondità dei collegamenti ipertestuali e transmediali. Siamo autori di secondo grado (a volte anche di terzo se parliamo di trasposizioni cinematografiche tratte da best-seller letterari) e creatori di universi nuovi denominati “recensioni”. Siamo i fantasmi che aleggiano tra le vostre home di Facebook. Siamo i maratoneti delle visione festivaliere e quelli che vi tagliano la strada perché sempre di corsa tra una conferenza e una proiezione stampa. Siamo gli accumulatori seriali di accrediti e badge. Ma soprattutto, siamo il futuro.

Non è giusto che le nostre ambizioni si secchino perché solo innaffiate dalla sete di sapere e dalle lacrime di commozione pronte a sgorgare davanti a uno schermo cinematografico. Abbiamo passato anni a seguire le maestose ombre dei nostri predecessori. Pagine impregnate di sudore e l’ansia martellante per esami e lauree ci hanno forgiato. Non lasciate che il fuoco che ci brucia dentro venga spento da un “NO” e un “non possiamo pagarti” pronunciati a mezza bocca.

Lasciateci entrare nelle scuole, condividere il nostro sapere con gli spettatori del futuro, insegnare loro cosa vuol dire leggere un film e immergersi tra i suoi mille significati. Istituite il cinema come materia di studio e fate sì che siamo noi, nuove e scattanti leve, ad elevarci a ruolo di condottieri.

Puntate su di noi, cari quotidiani cartacei e online, locali o nazionali: ampliate la sezione “spettacolo” e lasciate che siamo noi a riempire questo nuovo vuoto da colmare.

Se create nuovi inserti, riviste, fate un bando, o un semplice annuncio e lasciate che siamo noi, giovani con tante idee in mente e sogni nei cassetti, a tradurre in recensioni e interviste l’universo appena ammirato sullo schermo cinematografico.

Leggeteci, chiedeteci consigli, ma soprattutto supportateci. Nella roulette del futuro noi abbiamo già puntato tutto quello che abbiamo tra sogni, passioni e ore insonne spese sui libri; ora sta alla pallina del lavoro fermarsi alla nostra casella. Battete le mani, urlate, affinché la nostra puntata non vada a vuoto. Ne abbiamo bisogno.

Rispondi