La Crociata di Arianna Errigo: continua il braccio di ferro con la Federazione

La Crociata di Arianna Errigo: continua il braccio di ferro con la Federazione

6 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Arianna Errigo continua a combattere. Sta volta non in pedana, ma in tribunale. Finisce nel peggiore dei modi il braccio di ferro tra la schermitrice e la Federazione Scherma. Il sogno di competere alle Olimpiadi nel fioretto e pure nella sciabola è stato sin dall’inizio un percorso ad ostacoli per la 30enne campionessa. “Ho costruito tutta la mia carriera sul fioretto, è il mio tutto. Ma la sciabola mi dà quella freschezza, quell’entusiasmo, quella novità che in questo momento a me serviva. In realtà il mio sogno parte tanti anni fa un po’ per caso. Mi capitò di tirare di sciabola durante un campionato italiano per un infortunio di una mia compagna, e ricordo come mi sia subito entusiasmata. La sciabola mi ha aiutato a trovare nuovi stimoli dopo Rio. Sicuramente fioretto e sciabola sono due armi che non si assomigliano, sono completamente l’opposto. Hanno dinamiche diverse da ogni punto di vista, sia di allenamento di gara, di tecnica, di preparazione atletica. Qualora riuscissi, sarebbe una impresa. Nessuno l’ha mai fatto” ha dichiarato a SkySport durante un’intervista.

La situazione da delicata diventa ora esplosiva. Decidere di presentare ricorso al TAS di Losanna contro la Federazione Italiana e quella Internazionale rappresenta un punto di non ritorno. Al fianco della Errigo c’è l’avvocato Cesare Di Cintio, il cui appello poggia le basi su tre presunte violazioni: un diritto di far sport agonistico negato, una discriminazione rispetto ad altri atleti, l’utilizzo di criteri arbitrali per la selezione degli atleti. “Arianna aveva già partecipato in azzurro a gare con la sciabola”, ripercorre l’intera vicenda il suo legale, esperto in Diritto Sportivo. “Il casus belli è rappresentato dalla mancata convocazione in nazionale nella prova di sciabola di Coppa del Mondo a Seul, ad aprile. Ricordando che ad aprile è iniziato ufficialmente il percorso delle qualificazioni olimpiche. Arianna era stata pre-convocata poi però, durante un colloquio telefonico, le è stato comunicato di non essere più convocata. Non stiamo parlando di una decisione tecnica ma qui siamo di fronte ad una decisione di natura prettamente politico federale”.

“Io sono riuscita ad entrare nella squadra azzurra di sciabola”, sottolinea con tono combattivo la campionessa del Mondo 2013 e 2014 nel fioretto individuale. “Nell’ultima gara di sciabola sono stata la migliore a livello individuale, ho tirato benissimo nella gara a squadre. Poi alla gara successiva decidono di non portarmi. Ma come? Lo spazio a disposizione non era per quattro convocate, ma per dodici. Sono rimasta a casa. Avrei dovuto dire: ok, se decidete così è giusto, in questi anni ho sacrificato tanto ma non fa niente? Eh no. Dopo tre anni non mi puoi dire di no. Il braccio di ferro non può non esserci”. Un simile ricorso al TAS, nell’ambito di una non-convocazione, crea un precedente anche negli altri sport. Viene minato il potere discrezionale di un qualsiasi CT. Della serie, non mi convochi? Allora io ti porto in tribunale.

“Io sono dell’idea che lo sport sia meritocratico, soprattutto il nostro. Se non parlano i risultati cos’altro deve parlare? Quando meriti una cosa, la vuoi. Io sono la prima ad aver fatto un passo indietro quando non avevo obiettivamente le carte in regola per andare avanti. Sono andata dal CT e gli ho chiesto: cosa devo fare per essere convocata? Devi fare questo. Ok. Io ho fatto tutto quello che mi hanno chiesto“. Completa il discorso Di Cintio: “Non esiste una norma che proibisca di gareggiare nelle due armi. Il fatto che Arianna sia la prima donna a tentare una qualificazione del genere è un valore, deve essere tutelata come patrimonio dello sport italiano. Lei è seconda al mondo nel fioretto e quarta in Italia nella sciabola. La scelta di ricorrere al TAS è una scelta sofferta, ma obbligata. Noi non stiamo chiedendo il diritto di partecipare alle Olimpiadi ma il diritto di potersi guadagnare la qualificazione in pedana. Ciò che le è stato negato”.