La legalizzazione, il mercato che può valere miliardi, come insegnano gli Stati Uniti

La legalizzazione, il mercato che può valere miliardi, come insegnano gli Stati Uniti

6 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Prima della svolta proibizionista del XX secolo, la coltivazione della canapa era diffusa in tutta l’area indoeuropea fin dall’antichità. Il diffondersi della sua coltivazione era motivato principalmente alla sua ottima fibra tessile, mentre in seguito è stata utilizzata anche per la produzione di carta. Anche l’uso psicotropo e terapeutico ha radici antiche, ed è stato di moda tra gli artisti del XIX secolo. Oltre che per gli usi più conosciuti, le applicazioni della cannabis sono moltissime: può essere impiegata come combustibile, dando origine a un biodiesel molto meno inquinante; come materia prima per cosmetici e detergenti e perfino per produrre mattoni e plastica biodegradabile. Inoltre è una pianta molto resistente alle infestanti e che non ha bisogno di pesticidi, fertilizzanti o erbicidi. Tra gli altri pregi, ha capacità fitodepurative che la rendono capace di assorbire metalli pesanti dai terreni inquinati, come zinco e mercurio. È anche in grado di assorbire CO2 dall’atmosfera rilasciando ossigeno nei terreni.

Per tutti questi motivi in molti considerano la cannabis la pianta del futuro. Da quando in diversi paesi ne è stata legalizzata la produzione e la vendita, in alcuni casi solo a scopo terapeutico, in altri anche a scopo ricreativo, i prodotti derivati dalla cannabis e i negozi specializzati si sono moltiplicati velocemente, compatibilmente con le diverse legislazioni. Questo ha fatto sì che le aspettative per un forte sviluppo del mercato dei prodotti a base di cannabis si stiano facendo sempre più alte e abbiano attirato l’attenzione delle grandi compagnie, che hanno già iniziato a muoversi. Dopo che l’Olanda ha fatto da apripista, ci sono voluti altri 30 anni perché altri paesi adottassero misure anti-proibizioniste: Uruguay, alcuni stati Usa e Canada hanno legalizzato anche il consumo ricreativo, mentre in Europa è legale in Spagna e parzialmente in Italia, dove, oltre all’uso terapeutico, è consentita la vendita della cosiddetta cannabis light (con un contenuto di THC non superiore allo 0,2%).

Se davvero i prodotti derivati dalla canapa sono pronti a irrompere nei diversi settori industriali, il volume di affari potenziale vale miliardi di euro e forse centinaia di migliaia di posti di lavoro. E a giudicare dagli effetti che l’industria della canapa ha avuto sull’economia del Colorado sembra essere proprio così.Un report del 2016 del Marijuana Policy Group ha calcolato, attraverso il “Marijuana Impact Model”, che integra all’interno dell’economia del Colorado l’industria della cannabis legale, che nel solo 2015 il settore della cannabis ha prodotto 2,39 miliardi di dollari e l’equivalente di oltre 18.000 posti di lavoro a tempo pieno, superando per rendimento e posti di lavoro per dollaro speso più del 90% del resto dei settori industriali del Colorado. Le previsioni, inoltre, stimano una crescita di più dell’11% all’anno fino al 2020.

Il successo industriale e commerciale si è tradotto in una corsa dei titoli delle società del settore quotate in Borsa: secondo un indice delle 50 aziende del settore creato da Il Sole 24 Ore su dati di S&P Market Intelligence negli ultimi 3 anni il rialzo è stato del 377%, per una capitalizzazione complessiva di 45 miliardi di dollari su un fatturato di 2,4% miliardi circa. Il rapporto annuale sull’industria della cannabis inoltre evidenzia un forte calo del mercato illegale, e evidenzia come dal settore provengano circa 745 milioni di tasse per il 2017, mentre per il 2020 la previsione di circa un 1,4 miliardi. A livello globale, secondo un report di Mordor Intelligence, il mercato è destinato a crescere velocemente, fino a raggiungere, entro il 2023, i 65 miliardi di dollari di valore, un rapporto di Euromonitor International, invece, prevede che entro il 2025 questo valore dovrebbe avvicinarsi ai 160 miliardi di dollari.

Numeri del genere non sono sfuggiti alle multinazionali che hanno iniziato a fare acquisti tra le cannabis companies. Ad Agosto dello scorso anno Constellation Brands, compagnia che possiede Corona e altri marchi di birre, ha acquisito una quota di maggioranza dell’azienda canadese Canopy Growth, uno dei maggior player del settore. Lo stesso mese Molson Coors, un altro birrificio, ha formato una joint venture con un’altra industria canadese della canapa. A novembre 2018, invece, Altria, l’azienda che produce le Marlboro e altre sigarette ha acquisito il 45% di Cronos Group per 1,8 miliardi di dollari. Se è vero, come si vocifera, che la Coca Cola starebbe cercando in accordo con la canadese Aurora di sviluppare una bevanda a base di CBD – il principio attivo non psicoattivo della cannabis – abbiamo forse più chiaro quale sia l’entità degli interessi economici in gioco e a che livello si sta giocando la partita.

Se le prime multinazionali che hanno investito nella canapa erano legate all’industria del tabacco, degli alcolici o delle bibite l’affare è stato fiutato anche dai colossi dell’agrochimica. Sembrano, infatti, trovare conferme le voci di un interessamento della Bayer a questo mercato.