Palamara indagato per corruzione: la ricostruzione della vicenda

Palamara indagato per corruzione: la ricostruzione della vicenda

6 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Tutto diventa pubblico il 30 maggio, quando la guardia di finanza perquisisce l’ufficio del magistrato Luca Palamara, ex consigliere del Csm, ossia del Consiglio superiore della magistratura, ed ex presidente dell’Anm, l’Associazione nazionale magistrati. L’inchiesta è della procura di Perugia, Palamara è accusato di corruzione.

Il magistrato avrebbe intrattenuto “rapporti inopportuni”, accettando soldi e regali, da Fabrizio Centofanti, ex capo delle relazioni istituzionali di Francesco Bellavista Caltagirone, arrestato a febbraio dell’anno scorso per frode fiscale, considerato ‘amico’ del Partito Democratico e in affari, a sua volta, con gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Questi ultimi due, e Centofanti, sono già dentro a un’altra inchiesta per corruzione e compravendita delle sentenze emesse del Consiglio di Stato. Tornando a Palamara, avrebbe ricevuto in regalo viaggi e vacanze per sé e per i suoi familiari e conoscenti, pagate almeno in parte da Centofanti. Dove? A Taormina, Madonna di Campiglio, Dubai. Oltre a un anello da 2 mila euro che il magistrato avrebbe regalato a un’amica e di 40 mila euro ricevuti per facilitare la nomina a procuratore capo di Gela di Giancarlo Longo. Nomina bloccata da Sergio Mattarella, che è presidente della Repubblica e quindi anche del Csm.

Per cosa gli sarebbero stati fatti questi regali? Palamara, in cambio, avrebbe favorito gli indagati con nomine o tentate manovre negli uffici delle procure che interessavano sia Amara, sia Calafiore. I due, spesso attraverso Centofanti, chiedevano di ‘sfregiare professionalmente’ Marco Bisogni, pubblico ministro di Siracusa, colui che indaga proprio su Amara e che è pure il titolare di procedimenti che stanno a cuore a quest’ultimo (come Eni). Amara, contro Bisogni, inizia pure un “pretestuoso esposto disciplinare”, di cui il procuratore generale della Cassazione chiede l’archiviazione. Palamara, all’epoca componente della commissione disciplinare del Csm, tiene invece vivo l’esposto facendo rigettare dalla commissione del Csm la richiesta di archiviazione. A Bisogni, in realtà, non c’è niente da addebitare e infatti sarà completamente prosciolto.

La Procura di Perugia, nelle sue carte, accusa sempre Palamara di aver mostrato troppo interesse per la nomina del nuovo procuratore capo di Perugia, al posto del predecessore, andato da pochi giorni in pensione. La Procura di Roma ha inviato un avviso di comparizione anche al consigliere del Csm Luigi Spina e al pm di Roma Stefano Fava, anche loro indagati per aver rivelato segreti d’ufficio. I due avrebbero infatti informato Palamara dell’indagine a suo carico da parte di Perugia. Da qui il forte interesse del magistrato per chi sarebbe diventato il nuovo capo in Umbria: “Cercava qualcuno sensibile alla sua posizione procedimentale”.

Spina e Fava avrebbero poi rivelato un altro segreto d’ufficio a Palamara: il deposito di un esposto del pm Fava contro il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone (ex, ormai, visto che è andato in pensione lo scorso 9 maggio) e contro il procuratore aggiunto Paolo Ielo. I due da cui era partita la trasmissione degli atti a Perugia, che hanno portato all’avvio dell’indagine per Palamara. Insomma, questi aveva un doppio interesse per ‘controllare’ Perugia. Voleva una nomina di qualcuno che lo aiutasse e che potesse, allo stesso tempo, danneggiare Pignatone e Ielo. Intercettato il 7 maggio scorso, Palamara avrebbe detto al suo interlocutore, un collega: “Ma io non c’ho nessuno a Perugia, zero”. E ancora: “Chi glielo dice che deve fa’ quella cosa lì? Deve aprire un procedimento penale su Ielo, cioè stamo a parlà de questo”. Gli inquirenti concludono: “Da tale conversazione traspare l’interesse di Palamara a che venga nominato un procuratore a Perugia che sia sensibile alla sua posizione procedimentale e all’apertura di un procedimento fondato sulle carte che Fava avrebbe intenzione di trasmettere a tale ufficio”, contro Ielo.

Sui giornali, che stanno coprendo giornalmente la vicenda, si è parlato anche di incontri da prte di Palamara, con Cosimo Ferri, deputato del Pd vicino a Matteo Renzi nonché sottosegretario alla Giustizia nei governi Letta, Renzi  Gentiloni, molto influente all’interno della corrente Magistratura Indipendente, e con Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Renzi, imputato per favoreggiamento nel caso Consip dopo la richiesta di rinvio a giudizio firmata da Pignatone e Ielo. “Lotti sarebbe stato messo al corrente del piano di Palamara per mettere a Perugia un procuratore amico”.

Durante i lunghi interrogatori, Palamara avrebbe dichiarato di non aver fatto regali a nessuno e di non aver avuto rapporti con Amara e Calafiore, “consegnando una serie di ricevute per dimostrarlo”.