Stanza, letto, armadio, specchio di Emma Donoghue

Stanza, letto, armadio, specchio di Emma Donoghue

6 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Una situazione angosciante, da incubo, rappresentata con grande delicatezza attraverso gli occhi di un bambino di cinque anni. “Stanza, letto, armadio, specchio”, traduzione del più semplice titolo inglese “Room”, “Stanza”, è stato capace di trattare l’orrore dal punto di vista dell’innocenza e della totale ingenuità. Potremmo dire addirittura dell’ignoranza, senza attribuire alla parola accezioni negative. Perché Jack, il bambino protagonista del romanzo, ignora cosa ci sia fuori. Ignora la stessa esistenza di un “fuori”. Lui è nato e cresciuto dentro quella stanza e la considera comprensibilmente tutto il suo mondo.

La stanza è popolata di cose: Letto, Armadio, Specchio, Tappeto, Orologio. Ma’ si preoccupa che Jack abbia tutto ciò che gli serve per crescere sano: cucina per lui, gli fa il bagno, gli prepara dei percorsi perché svolga attività fisica, gli insegna a leggere e a scrivere. Jack ha anche il permesso di guardare un po’ di televisione: sullo schermo scorrono le immagini di prati, di alberi, di strade, di paesi lontani. Tutto finto, gli ha detto la sua Ma’, cose che esistono solo in televisione. Ma’ è sempre insieme a lui. Sempre. Come Jack, non esce mai, nemmeno per una passeggiata o per fare la spesa. È il Vecchio Nick a fare la spesa per loro: a Jack Nick non piace, ma è l’unica altra presenza umana che abbia mai visto oltre a Ma’. Attraverso il punto di vista di un bambino, il lettore viene a patti lentamente con la tragica storia del sequestro e della prigionia che ha visto vittime Ma’ e Jack. Così chi legge, che conosce l’esistenza del Fuori, riesce a percepire un’oppressione che allo stesso narratore Jack sfugge, pur essendone vittima. Il bimbo avrà la possibilità di portare lui e Ma’ nel Fuori. Ma deve decidere se farlo davvero, se lasciare quella sorta di accogliente utero che è stato per lui la Stanza per affrontare l’ignoto di un mondo enorme.

Scrittrice già affermata, con questo romanzo Emma Donoghue ha raggiunto l’apice del suo successo. Il libro è stato pubblicato nel 2010 ed è ispirato a una storia vera. Nel 1984, l’austriaco Josef Fritzl rinchiuse la figlia Elisabeth, allora diciottenne, in un bunker nascosto annesso alla casa, denunciandone invece un allontanamento. La ragazza poté uscire solo 24 anni dopo, nel 2008, ormai 42enne. Nel corso degli anni, l’uomo la costrinse a diversi episodi di violenza sessuale. Nacquero sette figli. Uno di loro morì a pochi giorni di vita per problemi respiratori. Altri tre furono “adottati” dallo stesso Fritzl, che finse di averli trovati sulla soglia di casa con la richiesta (ovviamente finta) da parte della figlia di prendersene cura. Gli altri tre crebbero invece nel bunker. Quando furono liberati, loro avevano rispettivamente 19, 18 e 6 anni. Proprio al più piccolo è ispirato il romanzo della scrittrice canadese.