Cappato: “L’Eutanasia deve essere una libera scelta di tutti”

Cappato: “L’Eutanasia deve essere una libera scelta di tutti”

13 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

L’uomo ha il diritto di vivere e anche quello di morire. Deve avere la possibilità di scegliere liberamente e in un modo tutelato dalla legge. Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna Eutanasia legale, ci chiarisce alcuni punti su questo tema che in Italia vede ancora resistenze.

Perché l’eutanasia in Italia dovrebbe diventare legale e un diritto sancito dalla legge?

Perché ciascuno dovrebbe essere libero di decidere fino alla fine della propria vita, ed essere aiutato a farlo nelle migliori condizioni, sia in termini di assistenza che di cure palliative.

Medici ed eutanasia: non si crea un contrasto tra il dovere della tutela della vita e la volontà del paziente sul suo fine vita?

I medici hanno il dovere di aiutare i pazienti, rispettando la loro volontà. Non c’è contraddizione tra rispettare la volontà di curarsi e quella di lasciarsi morire. Spesso, la stessa persona che ha lottato per curarsi a un certo un punto decide di non volere più accanirsi.

Il caso di Noa Pothoven ha messo in luce come anche un disagio emotivo o mentale possano legittimare una richiesta di eutanasia. C’è differenza tra scegliere la morte assistita quando si ha una condizione fisica irreversibile da quando si ha una grande sofferenza nell’ambito della psiche?

La differenza sta nella reversibilità della malattia. Con patologie di tipo fisico (ad es. malattie degenerative come la SLA) ad oggi c’è la certezza della non-reversibilità. In caso di patologie di natura psichica, questa certezza ci può essere solo in casi limite, ed è infatti ciò che accade nell’applicazione dell’eutanasia legale in Olanda e in Belgio.

Chi può decidere se l’eutanasia sia necessaria o meno e accettare la richiesta del paziente?

L’eutanasia non è mai “necessaria”. La decisione è quella se la persona si trova o no nelle condizioni per accedere all’eutanasia su sua richiesta. E le condizioni sono quelle di malattie irreversibili e sofferenze insopportabili. Su questo, i pareri medici sono indispensabili, ma non è il medico a decidere che è “necessaria”, è semmai il paziente a decidere che è opportuna per sé.

Eutanasia e suicidio: sono sinonimi o hanno differenze?

Certamente evocano situazioni diverse, ma non bisogna nemmeno perdersi nella terminologia. L’eutanasia implica un aiuto a morire nel modo più vicino a come la persona vorrebbe. La parola “suicidio” non include l’idea di aiuto, a meno che si intenda suicidio medicalmente assistito.

Perché in Italia si tende a ritenere negativa una libertà di scelta sul fine vita?

Gli italiani sono favorevoli. L’ultimo sondaggio Swg dice che lo sono al 93%. Il problema è del ceto di potere, politico o religioso che sia, istintivamente portato ad arrogarsi di decidere per gli altri.

Dare la possibilità a tutti di scegliere di morire attraverso un diritto e una tutela della legge, non potrebbe trasformarsi in legittimazione del suicidio per motivi che vanno oltre a quelli medici?

Fare una legge significa esattamente porre limiti e farli rispettare. Se riteniamo che non sapremo far rispettare i limiti, diventa inutile discutere di leggi. Ciò significherebbe rinunciare in partenza ad essere uno Stato di diritto.

Si arriverà in Italia ad una normativa che regoli il fine vita?

Sì. Ci siamo già arrivati con la legge sull’interruzione delle terapie e del testamento biologico. Otterremo anche la legalizzazione dell’eutanasia, perché con l’allungamento del tempo del morire, dovuto al progresso tecnologico, aumenta anche la pressione sociale per la libertà di scelta, per non restare ostaggio di macchine e terapie anche quando non le possiamo più sopportare.