Eutanasia: la cartina geografica del diritto di scelta sul fine vita

Eutanasia: la cartina geografica del diritto di scelta sul fine vita

13 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

L’Olanda è stata l’apripista e pioniere sul tema dell’eutanasia. Nel 2002 sono stati infatti i Paesi Bassi i primi a legalizzare l’eutanasia diretta e il suicidio assistito. L’Olanda fu anche la prima nell’approvazione del “protocollo di Groningen” sull’eutanasia infantile. Non tutti gli Stati europei hanno fatto gli stessi passi.

Il Belgio è stato il primo Paese a seguire l’esempio dell’Olanda. Nel 2003 ha legalizzato l’eutanasia e nel 2016 l’ha estesa ai minori. In Lussemburgo, dove è stata legalizzata nel marzo 2009, questa pratica vale invece soltanto per gli adulti e per i pazienti in condizioni di salute considerate “senza via d’uscita”. La Svizzera prevede sia l’eutanasia attiva indiretta (assunzione di sostanze i cui effetti secondari possono ridurre la durata della vita), sia quella passiva (interruzioni dei dispositivi di cura e di mantenimento in vita), sia il suicidio assistito. Il Paese elvetico dà anche ai cittadini stranieri la possibilità di scegliere il suicidio assistito, come successo nel 2017 nel caso di Fabiano Antoniani, conosciuto anche come dj Fabo.

La Francia ha introdotto con la legge Leonetti del 2005 il concetto di diritto al “lasciar morire”, che favorisce le cure palliative. Nel 2019, nel Paese transalpino è tornato alla ribalta il caso di Vincent Lambert, il tetraplegico in stato vegetativo al centro di una decennale battaglia legale, diventato simbolo del dibattito sull’eutanasia in Francia. In Gran Bretagna, dove l’interruzione delle cure a certe condizioni è autorizzata dal 2002 e si è introdotto anche il concetto dell’aiuto al suicidio “per compassione”, dal 2010 le sanzioni sono meno dure che in passato. In Portogallo sono vietate sia l’eutanasia passiva sia quella attiva, ma è consentito a un comitato etico di interrompere le cure in casi disperati. La Svezia ha legalizzato l’eutanasia passiva nel 2010, tollerata anche in Germania, Finlandia e Austria su richiesta del paziente. In altri Paesi, come Danimarca, Norvegia, Ungheria, Spagna e Repubblica Ceca il malato può rifiutare le cure o l’accanimento terapeutico.

L’eutanasia resta invece illegale in Irlanda e in Italia. Dj Fabo, Eluana Englaro, Piergiorgio Welby e, prima ancora, Elena Moroni sono i casi simbolo che hanno a più riprese negli anni suscitato il dibattito sul fine vita nel nostro Paese. Nonostante la prima proposta di legge sul tema risalga al 1984, non c’è ancora una norma che regoli la questione. Nel settembre 2013, una proposta di iniziativa popolare, voluta dall’Associazione Coscioni e firmata da più di 100 mila persone, è stata depositata alla Camera. Il punto chiave è la depenalizzazione del reato di eutanasia volontaria. Il testo che invece è diventato legge è quello sul testamento biologico: entrato in vigore nel gennaio 2018, stabilisce la possibilità di “esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari “in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi”. Il 24 ottobre 2018 la Corte Costituzionale ha invece deciso di rinviare al 2019 il proprio verdetto sull’aiuto al suicidio, in relazione alla vicenda di Dj Fabo, chiedendo un intervento del Parlamento per colmare quello che è stato definito come “un vuoto legislativo”.

Per quanto riguarda la situazione legislativa italiana, il ricorso all’eutanasia attiva non è in alcun modo normata e, anzi, è assimilabile all’omicidio volontario. Nei casi in cui si dimostri il consenso del malato, si tratta del reato di omicidio del consenziente e le pene vanno dai 6 ai 15 anni di carcere. Dall’altra parte però, la sospensione delle cure, cioè il principio su cui si basa l’eutanasia passiva, è considerata un diritto inviolabile in base all’articolo 32 della Costituzione.

A differenza dell’eutanasia, nel suicidio assistito il medico non compie in prima persona l’atto necessario per porre fine alla vita e alle sofferenze del malato. In questo caso, il medico si limita a fornire al paziente i mezzi utili a compiere questo gesto, senza intervenire direttamente. È considerato un reato dalla legge italiana ed è equiparato all’istigazione o aiuto al suicidio. Nel novembre 2017, però, il tribunale di Milano si è pronunciato in maniera nuova sulla questione, stabilendo che non si può ostacolare la volontà di chi vuole recarsi all’estero per ottenere il suicidio assistito. La sedazione palliativa continua profonda non porta alla morte del paziente ma ha lo scopo di ridurre o abolire la percezione del dolore provato dalla persona. Quest’ultima viene addormentata continuando a respirare autonomamente fino all’eventuale perdita di coscienza, che può essere continuativa fino al decesso naturale.

Il Senato, il 14 dicembre 2017, ha approvato la legge sul cosiddetto “testamento biologico” che stabilisce la possibilità di “esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari”. In questo modo, ogni maggiorenne capace di intendere e di volere, può disporre, “in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi”, le proprie volontà.