“Fratellini” convertitevi a Bosso

“Fratellini” convertitevi a Bosso

13 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Davvero una domenica bestiale, quella del 9 giugno, per gli spettatori della tv italiana, una giornata piena di sorprese. Si comincia all’ora di pranzo con l’esordio della nazionale femminile di calcio ai mondiali di Francia. La squadra ci è arrivata avvolta da un alone di simpatia. Forse per il fatto che le ragazze, a differenza dei loro colleghi maschi, non hanno gli ingaggi milionari e sono rimaste finora fuori dal circo mediatico-divistico, la loro inattesa presenza al mondiale ha suscitato notevole interesse.

Ma i tre milioni e mezzo che seguono l’esordio contro le più forti australiane, trasmesso in diretta dalla Rai e da Sky, vanno oltre ogni previsione. Chissà se tra loro c’è anche Tavecchio che quando era presidente della Federazione si era espresso in modo non proprio carino nei confronti del movimento del calcio femminile. Poi succede che la partita bellissima, giocata ad alto livello tecnico e agonistico finisca con il più incredibile degli happy end e allora la festa è completa e chi ha messo l’evento nel suo palinsesto se la gode alla grande.

Alla sera invece la sorpresa è meno clamorosa ma non meno significativa. Ce la regala Ezio Bosso che su Rai 3 ha organizzato, con l’orchestra della Europa Filarmonica, una serata un po’ impegnativa, sia per la durata, sia per i contenuti: la quinta e la settima sinfonia di Beethoven. Ebbene, le tre ore e mezza del programma intitolato CHE STORIA È LA MUSICA sono state seguite da più di un milione di italiani.

La televisione di alta qualità e cultura ha conquistato la prima serata, esultano il giorno dopo i dirigenti del servizio pubblico. Vero, ma forse bisogna aggiungere qualche osservazione. La prima riguarda il tipo di televisione culturale che il fortunato e bel programma rappresenta. Non è certo la tv di divulgazione culturale classica, quella per intenderci, che ci viene proposta con successo da Alberto Angela. Si tratta si qualcosa di più complesso e innovativo, coerente con la linea che il direttore Coletta ha dato alla rete, che unisce alto e pop, Beethoven e Roby Facchinetti, e che si ispira non tanto alle formule divulgative tradizionali alla Angela (Piero o Alberto) ma piuttosto all’idea di tv culturale realizzata molti anni fa da Beniamino Placido nelle sue indimenticabili serate dedicate a Garibaldi, Manzoni o Marx.

Un esempio sublime di tv, dimenticato per anni e che ora forse qualcuno ha deciso di rispolverare. Seconda osservazione, un po’ più problematica, non per guastare la festa ma per trarne il maggior vantaggio: un milione di spettatori per le sinfonie di Beethoven sono tanti. Ma chi sono quegli spettatori? Gente acculturata, con alto livello sociale ed economico. Insomma la tv di buon livello culturale è destinata a chi quel buon livello già lo ha raggiunto.

Qui sta il problema grave della televisione e della società oggi. Esistono due mondi separati, i seguaci di Ezio Bosso e quelli di Barbara D’Urso (per semplificare), èlites e popolo (per semplificare ancor di più) che vivono separati, che non hanno punti di contatto e travasi da uno all’altro. La vera sfida della divulgazione culturale in tv, e sono certo che a Rai 3 lo sanno, ora è un’altra, gigantesca: aprire un varco nel pubblico del GRANDE FRATELLO per portarlo da Bosso.

Non tutto e subito, certo, ma progressivamente e quando uno, dieci, mille dei quattro milioni di “fratellini” scoprirà che anche con Beethoven ci si può divertire allora la festa potrà cominciare davvero.