Kyenge, le brioche al popolo e i cani ai profughi

Kyenge, le brioche al popolo e i cani ai profughi

13 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Per un caso come questo è quasi eretico parlare di bufala. Dietro, infatti, c’è un piccolo capolavoro di satira. Quella del ministro Kyenge che avrebbe voluto dare cani e gatti degli italiani in pasto agli immigrati è una vicenda ormai entrata nella storia della comunicazione italiana. È superfluo dire, visto che ne stiamo parlando in questa rubrica, che no, Cécile Kyenge non ha mai proposto davvero di sfamare gli immigrati con cosciotti di labrador.

La notizia risale al 2013 e porta la firma di “Lercio”, una delle più note pubblicazioni online di satira, peraltro apprezzata anche a livello internazionale. Lanciato negli ultimi mesi del 2012, un anno dopo il portale pubblicò l’indimenticabile “pezzo” satirico. Kyenge, attualmente eurodeputata, fu ministro per l’Integrazione sotto il governo Letta fra la primavera 2013 e l’inizio del 2014. Ancora oggi, tristemente, è uno degli esponenti politici maggiormente presi di mira dai veri “bufalari”, che le attribuiscono falsamente le citazioni più improbabili e le peggiori nefandezze. Lercio ci rise sopra inventandosene a sua volta con l’ormai famoso titolo «Kyenge shock: “Prendiamo cani e gatti degli italiani per sfamare gli immigrati”». Sarebbe stato sufficiente aprire il link per rendersi conto dello scherzo: secondo l’autore,  la citazione sarebbe «riportata da un’intervista a porte chiuse origliata da un portantino che poi l’ha raccontata alla moglie dall’autorevolissimo sito tuttiicriminidegliemigrati.com».

L’articolo prosegue con la cronaca dell’«incontro con una famiglia rom disagiata con solo 2 Mercedes di cui una incinta», a cui sarebbe stata assegnata una villa cinquecentesca. La ministra sarebbe intervenuta alla cerimonia di assegnazione facendosi trasportare da un’eliambulanza dell’ospedale pediatrico “Madonna delle Faccine Tristi”. Insomma, bisogna mettersi d’impegno per prendere sul serio un articolo di questo tipo. Eppure, a fronte delle migliaia di condivisioni divertite, ce ne furono altrettante se non di più indignate per l’inesistente proposta della ministra, spesso corredate di commenti irripetibili. Insomma, la “notizia” di Lercio ha fatto ridere. Ma all’epoca dimostrò anche un fenomeno destinato a crescere negli anni e con l’uso dei social network: molti, troppi utenti condividono dei testi senza leggerne il contenuto e credono a qualunque improbabile storia. In ogni caso, quella di Lercio rimane una pagina importante della storia della satira italiana. La satira vera, non quella che nasconde solo il razzismo strisciante di chi ha poca fantasia e ancor meno senso dell’umorismo.