La tempesta del secolo di Stephen King

di Fabiana Bianchi –

Stephen King si presenta con quest’opera nella veste di sceneggiatore. La storia, infatti, è nata in primo luogo, vent’anni fa, come miniserie televisiva. In seguito, ne è stata pubblicata la versione scritta, sempre sotto forma di sceneggiatura. Pur cambiando veste, però, il re dell’horror non ha ceduto terreno: “La tempesta del secolo” , esattamente come i suoi romanzi, presenta tutti gli ingredienti per rimanere a lungo nella mente e nell’animo del lettore, come sanno fare solo le opere d’arte più riuscite. Questa sceneggiatura, infatti, rispecchia appieno il tipo di horror raffinato a cui ci ha abituato King, in cui il vero mostro abita l’interiorità dell’essere umano medio ed è quindi sempre in agguato, appena sotto la superficie di apparente normalità delle cose.

L’ambientazione si presenta fin da subito claustrofobica e lo diverrà ancora di più nel corso del racconto. La vicenda, infatti, è ambientata sull’isola di Little Tall (già nota agli amanti del re per avere dato i natali a Dolores Claiborne), nell’imminenza di una tempesta. La piccola comunità che la abita, dunque, è consapevole che di lì a breve i contatti con l’esterno saranno pressoché impossibili. In questa atmosfera già inquietante fa la sua apparizione Andre Linoge, che mostra subito la sua natura malvagia uccidendo a bastonate un’anziana residente. Linoge non tenta nemmeno di discolparsi e viene incarcerato. Mentre l’intera popolazione dell’isola si prepara a rifugiarsi nel municipio per sfuggire alla tempesta, la creatura che è approdata tra loro inizia a lasciare trapelare le sue ignobili capacità. I suoi poteri sovrannaturali gli permettono di conoscere i peggiori segreti delle persone, che lui rivela pubblicamente allo scopo di fomentare liti se non addirittura omicidi. Lo fa per un motivo preciso: c’è una cosa, in particolare, che vuole dagli abitanti di Little Tall.

Malgrado la forma inconsueta, in questa sceneggiatura si ritrovano le caratteristiche che hanno fatto grande King. La costruzione e il coinvolgimento nella storia di un’intera comunità, opera a sua stessa detta estremamente impegnativa, ricordano capolavori del calibro di “Cose preziose”. L’atmosfera claustrofobica riporta alla mente i corridoi terrorizzanti dell’Overlook isolato dalla neve in “Shining”. L’orrore non è mai scontato né “sbandierato”, ma serpeggia  sapientemente. King prende per mano il lettore e gli fa conoscere un personaggio in apparenza dolce e posato. Il lettore si identifica facilmente, lo vede uguale a sé. L’impressione continua anche nel momento in cui si scopre un segreto spiacevole del personaggio: del resto, chi non ne ha? Chi nella vita non ha fatto qualcosa di cui non va propriamente fiero? Si parla pur sempre di cose più o meno piccole, non certo di serial killer o cose del genere. Il lettore, che si è ormai identificato, rimarrà così inquietantemente spiazzato quando quel personaggio che potrebbe essere lui stesso cade nella follia e compie atti raccapriccianti. Linoge è il mostro conclamato, quello da cui tutti stanno alla larga. Gli altri nascondono il mostro dentro di loro e fanno molta più paura.

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