Medici ed eutanasia: “Deve esserci la possibilità di scelta anche per loro”

di Deborah Villarboito –

Si parla spesso della volontà dei pazienti sul fine vita. Ma come si devono comportare i medici di fronte a queste richieste? Il dottor Maurizio Benato, componente della Consulta Deontologica della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCEO) ci spiega come i medici affrontano il tema dell’eutanasia.

L’eutanasia in Italia: come affrontano il tema attualmente i medici?

Per eutanasia intendiamo l’azione o l’omissione, compiuta da un terzo, deliberatamente intesa alla soppressione di una vita umana allo scopo di porre fine alle sofferenze in condizioni di inguaribilità o di prossimità alla morte. L’eutanasia è pertanto una condotta che si situa innanzitutto sul piano delle intenzioni. C’è da dire che in assenza di sofferenza, perfino i più accaniti fautori dell’eutanasia riconoscono il venir meno del presupposto fondamentale per rendere legittima la richiesta di buona morte. In Italia l’eutanasia non è legalizzata come avviene in alcuni Paesi Europei. I medici italiani sono vincolati al loro codice deontologico che garantisce la rispettiva libertà del medico e del paziente nell’alleanza terapeutica quale unico luogo, tempo e strumento idoneo a dare risposte proporzionate, condivise e legittime all’interno di scelte che non prevedono l’eutanasia come non prevedono trattamenti futili, sproporzionati e abbandoni delle persone più fragili.

Nel caso in cui diventasse regolamentata e consentita per legge, come impatterebbe l’eutanasia con la deontologia medica?

La regolamentazione normativa dovrebbe assicurare ad ogni coscienza il singolare ripensamento etico in grado di delineare il confine di quanto è lecito e di quanto è illecito. È di fatto la richiesta di un’opzione di coscienza dentro l’articolato della legge che fonda il suo principio sugli aspetti morali ai quali l’obiettore in definitiva si rivolge per sottrarsi ai comandi della stessa. In mancanza di una norma specifica dentro la legge, il codice deontologico prevede la l’obbiezione “contra legem” comunemente denominata “clausola di coscienza” che costituisce invece la vera essenza dell’atto oppositivo di chi le compie, perché’ non ha efficacia esimente per il medico. In questo specifico caso è doveroso precisare che il medico rimane esposto alle eventuali sanzioni civili e penali anche se l’obiezione rimane lecita su di un piano etico-professionale.

Eutanasia attiva e passiva: le differenze e quale potrebbe essere applicata dalla comunità medica?

L’eutanasia attiva consiste nel determinare o accelerare la morte mediante il diretto intervento del medico, utilizzando farmaci letali, mentre il suicidio assistito, di cui oggi si parla per una eventuale normazione, indica l’atto mediante il quale un malato si procura una rapida morte grazie all’assistenza del medico: questi prescrive i farmaci necessari al suicidio su esplicita richiesta del paziente, e lo consiglia riguardo alle modalità di assunzione. In tal caso viene a mancare l’atto diretto del medico che somministra in vena i farmaci al malato. Attualmente in Italia, per il codice penale l’eutanasia attiva è paragonabile all’omicidio volontario o, nel caso in cui sia stato il malato a chiedere la propria morte, all’omicidio del consenziente. Il termine eutanasia passiva è utilizzato per indicare la morte del malato determinata dalla sospensione dei farmaci, o dall’astensione del medico dal compiere degli interventi che potrebbero prolungare la vita stessa.

Diritto alla vita e accanimento terapeutico: ci sono casi in cui l’eutanasia o l’interruzione di cure è lecita o la scelta migliore per il paziente?

I grandi principi che guidano, sotto il profilo etico deontologico, il moderno esercizio professionale sanciscono l’obbligo inderogabile in capo ad ogni medico di tutelare la salute e la vita, non consentono al medico di discriminare per nessuna condizione e nessuna ragione i pazienti, consegnano alla volontà informata e quindi consapevole del singolo paziente capace, il diritto a scegliere o non scegliere se attuare o sospendere i trattamenti diagnostico-terapeutici. Per quanto riguarda la contrarietà dei medici all’eutanasia, ricordo che la stessa nostra Costituzione e la Convenzione europea per i diritti umani escludono il presunto diritto di morire e delimitano il diritto all’autodeterminazione nel perimetro di scelta fra la vita e la morte.

Deontologia medica e volontà del paziente: cosa può decidere il paziente in merito al proprio corpo e vita quando si parla di eutanasia?

È chiaro che il diritto all’autodeterminazione rappresenti, ad un tempo, una forma di rispetto per la libertà dell’individuo e un mezzo per il perseguimento dei suoi migliori interessi. Il diritto si sostanzia non solo nella facoltà di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma consapevolmente anche di interromperla ed è conforme al principio personalistico che anima la Costituzione Italiana. Una dignità dell’individuo dal significato ontologico e non costituita quale somma di diritti, per cui esprimere il proprio consenso nella scelta tra il diritto di vivere e il diritto all’autodeterminazione di morire toglie sicuramente valore alle altre esistenze che non possono esercitare questo diritto.

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