Nadal l’imperatore e super Fognini: le emozioni della terra rossa degli scorsi giorni

Nadal l’imperatore e super Fognini: le emozioni della terra rossa degli scorsi giorni

13 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Nadal festeggia il dodicesimo titolo a Parigi scavalcando Djokovic nella Race to London. Fognini primo italiano in Top 10 dopo più di 40 anni. Cosa si può chiedere di più?

Nella Smorfia napoletana il numero 12 simboleggia il soldato. Un’immagine perfetta per rappresentare un giocatore quasi sempre implacabile nell’adempimento del suo primo dovere: la conquista “manu racchettata” del Roland Garros. Nadal ha vinto il 62 per cento dei game complessivamente disputati nelle sue dodici finali: 248 su 400. La terra rossa per le sue caratteristiche rende più difficili le sorprese. La lunga durata delle partite e la minore preponderanza del servizio rispetto alle superfici veloci fanno sì che di norma il più forte vinca, a maggiore ragione in una competizione che si disputa sulla distanza dei cinque set. Ma essere il più forte 12 volte nelle ultime 15 edizioni di una prova dello Slam (e nel 2016 Nadal non perse in campo ma si ritirò prima del terzo turno) è impresa degna di Ercole. Vedremo se Nadal nel 2020 supererà l’eroe greco in termini di fatiche vittoriose. Per impedirglielo i disorganizzati organizzatori del torneo francese potrebbero trarre ispirazione da quelli del Giro d’Italia del 1930 che pagarono Alfredo Binda per non prendervi parte data la sua manifesta superiorità sugli avversari.

Fabio Fognini è ufficialmente il primo top-10 italiano del tennis dopo quarant’anni, ma è anche il più anziano di tutti a diventarlo per la prima volta. Tolti infatti Rod Laver e Ken Rosewall, che quando il computer Atp produsse la prima classifica nel 1973 avevano rispettivamente 35 e 38 anni – e che nelle classifiche non ufficiali stilate dai giornalisti comunque fra i top-10 dimoravano da decenni… – nessuno aveva fatto il primo ingresso nel recinto dei migliori a 32 anni e poco più di due settimane. Fabio strappa il record di anzianità a Jurgen Melzer, che il primo accesso lo ottenne a 29 anni e 254 giorni, sul podio Kevin Anderson (29 anni e 147 giorni). Fabio è il terzo italiano top-10 italiano dell’era Open dopo Adriano Panatta (n.8 nel 1973 e n.4 nel 1976) e Corrado Barazzutti (n.7 nel 1978). Prima di loro, quando i criteri erano quelli personali dei giornalisti più autorevoli, e non affidati a parametri oggettivi, anche Uberto de Morpurgo, n.8 secondo Wallys Mayers nel 1930; Giorgio De Stefani, n.9 nel 1934, sempre secondo Myers; e Nicola Pietrangeli, che fu numero 3 secondo Lance Tingay fra 1959 e 1960 quando però molti dei più forti giocavano fra i professionisti e non erano presi in considerazione.

Novità anche per quanto riguarda Marco Cecchinato, semifinalista l’anno scorso a Parigi, che non sta attraversando un periodo di grandi soddisfazioni sul campo. Il Ceck e il suo allenatore Simone Vagnozzi hanno deciso di separarsi, come annunciato dal tennista palermitano su Instagram. «La motivazione», ha dichiarato Vagnozzi al sito sportface.it. «Dopo tre anni il rapporto fuori dal campo non era più lo stesso, la situazione stava diventando un po’ troppo pesante e, dopo aver parlato a lungo, abbiamo capito che la scelta migliore era quella, per entrambi, di un cambiamento importante». Vagnozzi allenerà Stefano Travaglia, mentre Cecchinato potrebbe essere seguito in futuro da Uros Vico, che già fa parte del suo staff tecnico.