A di là della barricata, lo sport e i veri tifosi: la passione di Stefano

A di là della barricata, lo sport e i veri tifosi: la passione di Stefano

20 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Seicento partite viste in casa, 400 in trasferta, 126.674 km percorsi, 48 anni. Questi sono i numeri di Stefano Zanello, ragioniere e tifoso della FC Pro Vercelli 1892. Il suo amore per la squadra del cuore va oltre ogni categoria e rendimento, semplicemente perchè ha una visione genuina del significato di tifoseria.

Le radici della passione di Zanello risalgono all’infanzia. Il nonno e il padre lo portavano alle partite già a 6 anni: «Questo amore è un pezzo di me stesso. Il primo abbonamento l’ho fatto a 16 anni, età in cui si iniziava a pagare per assistere alle partite, mentre per i bambini era omaggio. Da lì poi l’ho sempre rinnovato, fino ad arrivare a vedere oltre 600 partite in casa, in modo naturale». Anche il numero delle trasferte non è da sottovalutare, 400 raggiunte, anche se si è imposto la regola di non partecipare a quelle più lontane di 500km da Vercelli.

Racconta Stefano Zanello: «Ho incominciato a viaggiare dai 18 anni, anche se la prima trasferta che ho visto è stata ad Alessandria nello spareggio con la Cairese quando poi la Pro è stata promossa in C2 dalla Serie D, avevo 14 anni circa. Il primo anno in cui ho viaggiato per seguire la Pro era l’89-’90. Alla fine di quell’anno la squadra sparì, perchè non si era più iscritta alla C2, comparendo poi in Promozione con una dirigenza nuova. Ho incominciato a girare con il mio gruppetto di amici per le partite vicino a casa. Così via mentre cresceva la squadra, crescevo anch’io e le trasferte». Il tifoso ragioniere ha messo in ordine il suo percorso sugli spalti grazie al libro “Il Grande Libro della Pro Vercelli”. «L’ambiente della tifoseria è una cosa a cui tengo molto. La Pro Vercelli è la squadra della mia città. È una cosa molto differente rispetto all’avere una passione per squadre magari di Serie A, è tifare per le tue radici. Non è solo un discorso di seguirla: quando si è in trasferta è come se si rappresentasse la propria città con il tifo che si fa».

Per Stefano Zanello si può coniare la definizione di “tifoso esperto” e dalla sua lunga storia in curva può scattare una fotografia del cambiamento della tifoseria negli anni: «L’essere tifoso è cambiato tantissimo, come il modo di vivere lo stadio. È molto più difficoltoso con i discorsi delle tessere del tifoso, i biglietti nominativi, ecc ecc. Una volta molto semplicemente decidevi all’ultimo momento di vedere la partita e bastava andare lì. La passione era già la stessa, ma forse c’erano meno interessi – spiega – Ora anche con tutto questo discorso dei social c’è un’esagerazione, si vive come una cosa complicata, artificiale, una moda. La passione si vede ancora nei bambini piccoli sia in una partita di Serie A sia in una di Serie C, come può essere una partita della Pro Vercelli in questo momento. In realtà sembra che ci sia più interesse adesso con tutti i social e le televisioni. I valori di partenza possono essere gli stessi, ma non è più il calcio di una volta».

Vivere il calcio con un approccio umano. Ecco quello che fa questo “tifoso dei record”: «Forse è vero che nel mondo calcistico di adesso contino solo i risultati, ma io cerco di andare oltre a queste cose, per quello che è la Pro Vercelli per me. Non è solo la squadra, è comunque condividere la passione insieme: vivere la trasferta in pullman o la partita in casa allo stadio è un’altra cosa rispetto al guardarla in TV. C’è tutto un universo che va oltre il pallone in sè. Un mondo insostituibile dal punto di vista umano. Si vivono passioni diverse, che non sono solo calcio. Non sono mai andato a vedere una trasferta da solo, come nemmeno una partita in casa – racconta Zanello – Non avrebbe senso il solo seguire la squadra. Il fatto di tenere i conti dei biglietti è un gioco per vedere quante cose ho fatto. La cosa meravigliosa davvero è quella di stare con le altre persone e vivere insieme le emozioni belle o brutte che siano. Le vittorie mettono gioia e le sconfitte ti insegnano che anche lottando non sempre si vince, ed è così anche nella vita. Ciò si condivide con chi è con te». Inoltre, attraverso il legame che si crea tra i tifosi, radunati nel Club Forza Pro, conclude, «ci si permette anche di fare beneficenza, aiutando chi ne ha bisogno in situazioni di crisi, come è successo per i terremoti, abbiamo raccolto i soldi per mandare in trasferta la Pro quando era in crisi, per citare degli esempi. Quindi anche il livello umano è fondamentale, non si parla solo di spettacolo».