Dal Pride all’omosessualità secondo i filosofi: epifanie dell’orgoglio gay

Dal Pride all’omosessualità secondo i filosofi: epifanie dell’orgoglio gay

20 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabetta Testa –

Sei gay, sei omosessuale, sei lesbica. Sei diverso. Una cantilena che si sente quotidianamente: la voglia di rimarcare che c’è differenza tra chi è gay e chi non lo è. Ma i gay non ci stanno: chi può permettersi di attaccare persone che non conosce, solo per una gestualità più esplicita, un abbigliamento meno conforme ai canoni imposti dalla società o per una capigliatura particolare?

Essere omosessuali non è una moda di adesso: non è il must have del momento. Si tratta di un modo di essere nato nella notte dei tempi, profondamente sentito e radicato nel mondo dei filosofi, a cominciare dall’antica Grecia.

Non dico niente di nuovo se scrivo che Alessandro Magno era bisessuale, così come Socrate. Essere omosessuali- forse più bisessuali- era una caratteristica diffusissima all’epoca. Platone nel suo “Simposio” descrive i tentativi di seduzione piuttosto espliciti di Alcibiade per attirare a sé lo stesso Socrate. Socrate, dal canto suo, mostra la sua virtù nella resistenza alle tentazioni, anche se molto forti.

Michel Foucault

Pensate a Saffo, diventata la figura emblematica dell’amore omosessuale tra donne, l’amore saffico, appunto. Nell’antica Grecia era pratica diffusa, ma non mancavano, certo, gli haters del momento, coloro che ritenevano l’omosessualità contro natura.

Il filosofo Aristotele, nella sua Etica Nicomachea, scrive che “fare l’amore tra maschi è uno dei comportamenti più bestiali”.

L’aria che soffoca l’orgoglio gay si respirava anche nell’antica Roma, con la figura del filosofo Seneca. Forse il più importante esponente della filosofia stoica a Roma, Seneca sosteneva che il vero amore- quello conforme a natura- fosse quello tra uomo e donna, incoronato dal matrimonio. Quello tra due uomini o due donne non poteva essere considerato conforme a natura, in quanto non finalizzato alla procreazione e, pertanto, perverso.

L’orgoglio gay non è un tema nato recentemente, ma ha radici profondamente antiche e filosofiche. Sono tantissime ed eterogenee le epifanie, le manifestazioni dell’orgoglio gay.

Socrate manifestava orgoglio gay provando a resistere ai corteggiamenti espliciti dei ‘machi’, ma lo manifestava lo stesso Michel Foucault in tempi molto più recenti. Perché l’orgoglio gay è difficile da portare addosso e c’è stato chi, come Foucault, ha preferito cercare di soffocarlo, tentando il suicidio per tre volte.

L’orgoglio gay sa sfilare per le vie delle città, sa alzare la testa, sa incarnarsi nei Pride, ma sa anche essere molto fragile, troppo.

E, come avrebbe concluso Foucault…

“A mio avviso, oggi il movimento omosessuale ha più bisogno di un’arte del vivere che di una scienza o di una conoscenza scientifica (o pseudoscientifica) di cosa sia la sessualità. La sessualità fa parte dei nostri comportamenti, fa parte della libertà di cui godiamo in questo mondo. La sessualità è qualcosa che siamo noi stessi a creare – è una nostra creazione assai più di quanto non sia la scoperta di un aspetto segreto del nostro desiderio”.