I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante

di Fabiana Bianchi –

Un’opera ad altissimo impatto emotivo, da affrontare con la giusta predisposizione d’animo. “I giorni dell’abbandono”, pubblicato nel 2002, è un romanzo difficile da digerire e addirittura da definire: ha quasi un tocco orrorifico, in un certo senso.

Olga, la protagonista nonché narratrice, è una donna di 38 anni che improvvisamente viene abbandonata dal marito, innamorato di un’altra persona. Rimane sola con i loro due figli in un pozzo di dolore in cui continua a precipitare, apparentemente senza appigli, giorno dopo giorno, abbruttendosi, diventando schiava dei più bassi impulsi. Come se quel vortice di dolore le strappasse di dosso gli abiti della civilizzazione e dell’educazione, Olga inizia a presentarsi al mondo sempre più “nuda”, priva di filtri che proteggano lei stessa e gli altri dal suo dolore e dalla rabbia. «Per rinascere devi prima morire» scrisse Salman Rushdie. Forse la Olga “moglie di Mario” deve metaforicamente morire, un’orribile e lenta morte di stenti, per rinascere come una persona nuova.

“I giorni dell’abbandono” riserva pagine di grande crudezza psicologica. Nella migliore tradizione nietzschiana, questo libro scruta nell’abisso che si apre nella mente delle persone quando il loro mondo va in pezzi. È difficile e impressionante per il lettore venire a patti con il fatto che lo stesso abisso potrebbe celarsi nel suo animo, remoto eppure a un solo passo.

Elena Ferrante, più nota per la tetralogia dell’amica geniale, è una scrittrice (o uno scrittore: il suo, infatti, è uno pseudonimo) dalle grandi capacità espressive. Capacità che emergono prepotentemente in questa opera. La prosa in prima persona della protagonista segue il suo stesso vortice di degrado, passando dalla compitezza iniziale a un modo di esprimersi sguaiato e volgare.

Una piccola perla letteraria da maneggiare con cautela

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