Le nuove tendenze dei ristoranti: un pollice in su per l’estetica, in giù per la qualità

di Federica Pirola –

Immagina: sei seduto al tavolo del tuo solito all you can eat, dove sai che mangerai tantissimo. Inizi così a ordinare una quantità spropositata di uramaki, che forse non avresti nemmeno mangiato se non fosse che il tutto costa 10 €. Poi l’attesa, incalzante. Finalmente arriva il cameriere che comincia a dire nomi impronunciabili di piatti che tu stesso hai ordinato ( e te ne stupisci). Dopo un iniziale momento di stordimento ed euforia, eccoti davanti il piatto. Non ti resta che prendere quelle bacchette ( che sai per certo che verranno sostituite da delle posate), prendere il tuo sashimi e…. “STOOOP! DOBBIAMO FARE LA FOTO!”, urla la tua amica dall’altro capo del tavolo.

A quanti di voi è successo? Quanti di voi sono proprio quell’amica che sente l’impulso irrefrenabile di immortalare il proprio piatto? Immagino che sarete ( o saremo ) in molti.

Ebbene, l’attitudine ormai popolare sui social, quella del Food Porn, è conosciuta da molti, ma mostra una sotterranea contraddizione. Diventa più importante che il piatto sia bello piuttosto che buono. Conseguenza? Si rischia di passare le successive ore piegati dal dolore allo stomaco, mentre arrivano le notifiche dei like al proprio piatto. Questo in virtù di quello che hanno rilevato i Nas in un’ indagine a diversi ristornati etnici: cibi avariati, non ben conservati e pessime condizioni igieniche. Nel mirino sono proprio i numerosi ed economici all you can eat.

La ricerca del piatto fotogenico però è ormai la tendenza verso cui vanno numerosi ristoranti italiani, secondo uno studio globale condotto da TheFork, piattaforma leader per la prenotazione di ristoranti in Europa con Doxa.

Con la rivoluzione apportata da Instagram e da altre app di condivisione fotografica, il mondo del food è molto cambiato e di conseguenza anche i ristoranti si sono adeguati. Hanno cominciato a creare cibo e bevande apposta per massimizzare l’impatto sui social media. Dunque, cercano di creare piatti che sorprendano i clienti, specialmente i millenial. L’interesse quasi ossessivo verso un piatto instagrammabile ha portato alla comparsa di glitter eduli in cocktail e pizze ( Rainbow Glitter Pizza) o gli “Injectable Flavors”, dessert in cui si possono iniettare direttamente aromi, rendendo l’esperienza sempre più condivisibile. In alcuni casi, quindi, si sta spostando l’attenzione dal gusto all’estetica.

Negli ultimi tempi poi, i clienti, in particolare i teenager, preferiscono spendere il proprio denaro per un’esperienza piuttosto che per un semplice bene o servizio. Ed ecco che uno dei trend emergenti per il 2019 è il cosiddetto “Ristotainment”, ovvero ristorazione e entertainment, intrattenimeno. Lorenzo Ferrari, amministratore di RistoranteTop, spiega che una volta in Italia i ristoratori concorrevano fra loro lavorando su due elementi: prodotto, quindi cucina, e servizio, sala. “Negli ultimi anni invece, tra globalizzazione ed evoluzione dei gusti dei consumatori, […] questi elementi hanno visto affiancarsi due nuove dimensioni che amplificano l’aspetto esperienziale, ovvero l’ambiente e il marketing” continua Ferrari, evidenziando come il ristotainment sia l’evoluzione naturale della ristorazione che punta a rendere il momento del consumo ai tavoli “unico, caratterizzante e irripetibile”.

Così si arriva a scoprire che ci sono diversi locali in Italia che hanno fatto del Ristotainment la propria identità. Per esempio, a Torino l’intrattenimento è musica e dunque si propongono  panini in cui ogni ingrediente è equamente distribuito per fare in modo che non ci sia un morso più speciale di altri, come per i cultori di una band con le tracce di un album. Oppure, a Milano si è introdotto il “pagamento in follower” di Instagram: se hai follower, mangi gratis. Il target dell’offerta sono ovviamente i piccoli e medi influencer, perchè per ottenere gratuita la cena o per lo meno una delle portate, bisogna avere dai 1000 follower in su.

Tutto molto bello e social, ma il punto è che davvero in questo modo conta di più la bellezza del piatto rispetto alla sua qualità. Viene così meno la consapevolezza dei rischi che si corrono a mangiare certi alimenti. Forse, dovremmo mettere a fuoco più la nostra salute e quello che ingeriamo piuttosto che il piatto davanti a noi.

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