Patrizia Saccà: “Lo sport, l’amore e lo yoga mi hanno aiutato a superare gli ostacoli”

Patrizia Saccà: “Lo sport, l’amore e lo yoga mi hanno aiutato a superare gli ostacoli”

20 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Patrizia Saccà è sicuramente una dei pionieri quando si parla di sport paralimpici. In 28 anni di carriera agonistica, ha partecipato a centinaia di tornei internazionali, quattro mondiali, 24 Europei e due Paralimpiadi, sempre lavorando in ospedale. Ha portato il tennis tavolo in carrozzina nelle competizioni con i normodotati, già alla fine degli anni ’80, arrivando a giocare anche in C1. Ha aperto molte porte e continua a farlo. A 61, di cui quasi 50 anni vissuti in paraplegia, Patrizia ha contribuito a porre le basi per lo sport come uguaglianza e possibilità per tutti di benessere.Ora è insegnante di tennis tavolo, non solo a livello agonistico, ma anche riabilitativo nelle unità spinali per fare riabilitazione, anche qui una delle prime a lavorare in questo senso. Tiene anche corsi di yoga per normodotati e persone con disabilità motoria, bambini e tutti coloro che sono interessati ad avvicinarsi ad esso.

«Lo sport è vita. Mi ha insegnato la disciplina, l’umiltà. A perdere per imparare a vincere, poiché solo da una sconfitta si può davvero capire la vittoria. Lo sport fa perde della mia vita fin da quando ero piccolina: danzavo, andavo a cavallo, quindi non so che cosa sia la vita senza. È una cosa che fa parte del mio corpo sia spirituale sia fisico. Questa è la concezione legata al benessere, poi c’è l’agonismo che è un’altra cosa» spiega Patrizia. Un’adolescenza complicata da un incidente che le ha cambiato vita e prospettive, ha forgiato una vera combattente della pace e dello stare bene con se stessi: «Il mio motore per tutte le cose è composto dallo sport e dall’amore. Questi mi hanno dato la spinta per andare avanti a vivere. Sicuramente, avendo lavorato in un ospedale per 34 anni come impiegata sanitaria, mi sono resa conto di quanto sia importante il benessere. Mi considero molto fortunata, al di là delle mie rotelline, perchè sono stata amata, ho amato, ho avuto una madre che mi ha spinto nel mondo e a non demordere mai. La rabbia di non poter camminare l’ho messa nell’agonismo, è una condizione che non si può accettare a 14 anni. Su quel tavolo da tennis tavolo c’era un’avversaria, ma in realtà era un po’ un modo per sconfiggere e sublimare la rabbia. Lo sport poi ti dà l’opportunità di viaggiare, di conoscere, di imparare lingue. Poi sei riconosciuta da una famiglia: quella paralimpica».

Patrizia Saccà è stata infatti atleta della Nazionale paralimpica Tennis-tavolo dagli anni ’80 al 2013; con cui partecipato a due paralimpiadi: Barcellona (medaglia di bronzo) e Pechino. Ha chiuso la carriera agonistica con i World master games 2013 (Torino), vincendo due medaglie d’oro e una d’argento con atlete senza disabilità. Molta strada è stata fatta negli anni: «Gli atleti di oggi hanno la strada spianata rispetto a quelli di ieri, noi abbiamo contribuito a ciò. Loro ora hanno tutto più facile, magari sono assunti con meno resistenze nei gruppi sportivi. Io lavoravo e andavo ad allenamento tutti i giorni. Prendevo ferie, su 30 giorni all’anno che mi spettavano, 22 erano spesi per partecipare ai tornei, questo in tutti gli anni di attività agonistica».

Oltre a tennis tavolo un’altra passione, diventata stile di vita: lo yoga: «Ho iniziato nel 1992, poiché, essendo stata una persona sempre molto emotiva, avevo bisogno di trovare un modo per tranquillizzare la mente e tenere il corpo sempre in buono stato, con il nuoto e la corsa in carrozzina. Nella classe in cui frequentavo erano tutti normodotati, io facevo tutti gli esercizi che potevo fare. Quelli che non mi riuscivano, li sostituivo con altri di mia invenzione. È sempre stata una costante. Con il tempo ho capito che era anche un modo di vivere. Qualcosa legato ad un benessere molto profondo. Sono sopravvissuta a tutti questi anni in sedia a rotelle grazie a tre costanti: lo sport, l’amore e lo yoga».

Ecco allora l’apertura di una nuova porta: «Mi sono detta: se ha fatto bene a me, perchè non può fare bene anche a qualcun altro? Un paio di anni fa ho seguito il corso per diventare insegnante, anche se non è stato semplice». Non poche le difficoltà, infatti, molte scuole di Roma e Milano non avevano accettato la sua iscrizione per via della sua condizione, fino alla scoperta dello Csen di Torino: «Vista l’opportunità, ho voluto fare di più, quindi ho inventato qualcosa di nuovo che potesse servire a persone con disabilità motoria. Nella tesi finale, ho ideato il “Saluto al Sole” da seduti. Nasce così “Yoga a Raggi Liberi” (nome anche della pagina Facebook di Patrizia, ndr), che ho brevettato non ai fini di lucro perchè vorrei che venisse utilizzato anche da altri istruttori. Ho voluto aprire un’altra porta. Nella vita di tutti i giorni non tutti possono essere degli atleti paralimpici come me. Ci sono persone che non possono dedicare la loro vita interamente allo sport agonistico».

Oggi Patrizia tiene corsi per tutti: dalla signora i 85 anni, alla ragazza sulla sedia a rotelle di 22, alla donna senza nessuna disabilità, a quello che può avere problemi alla schiena o ancora l’altro che vuole solo fare meditazione. Oltre all’impegno presso l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla: «Lo yoga è fare nel non fare. È andare a cercare di mettersi in contatto con il nostro corpo sottile, oltre a quello materico. Un altro obiettivo è quello di formare i nuovi maestri alla disabilità, per fare conoscere questo argomento e saperlo trattare quando si parla di disabilità».

Conclude Patrizia Saccà: «In Giappone c’è una tecnica di lavorazione della ceramica molto diffusa che si chiama kinstugi (riparare con l’oro). Secondo i giapponesi, il vaso rotto e riparato con le venature dorate che sono a loro volta il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, starebbe a significare la vita e i cambiamenti che essa porta con sé: il mio obiettivo è proprio fare di questo corpo rotto un vaso prezioso».