Il miglior Zeffirelli? Quello dopo i 70…

Il miglior Zeffirelli? Quello dopo i 70…

20 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Non ho mai amato Franco Zeffirelli, né come persona né come regista, e non intendo ipocritamente cambiare opinione ora che ci ha lasciato.
Come persona l’ho incontrato una sola volta, in un dibattito televisivo: io ero in studio a Milano, lui collegato da Firenze. Poiché il collegamento non funzionava bene (succede quasi sempre) fece una sceneggiata da prima donna.

Poi si venne ai contenuti: Zeffirelli aveva criticato Benigni per le sue recite di Dante con parole un po’ pesanti, definendolo uno zoticone che pretendeva di misurarsi con la letteratura. Spiegai che per paradosso quella era una critica che interpretava perfettamente il lavoro di Benigni ma lo valorizzava: le recite di Benigni si inserivano nella tradizione popolare toscana del “Dante a mente” in cui anche i contadini conoscevano e recitavano a memoria la Commedia.

Il maestro accolse un po’ malmostoso e dall’alto la mia interpretazione di quel fenomeno che aveva portato 13 milioni di italiani a seguire l’ultimo canto del Paradiso in prima serata televisiva. Fine della trasmissione.
Sulle sue messe in scena di opere liriche non ho sufficienti competenze musicali per giudicare, ma come spettatore, soprattutto delle versioni televisive, posso dire che le sue regie non mi sono mai piaciute. Troppo prevedibili, mai originali. Come ha scritto Francesco Merlo su Repubblica, Zeffirelli “mai avrebbe ambientato NORMA di Bellini nella Francia nazista”. Ecco, a me, da profano, piacciono proprio i registi che nella lirica osano queste scelte che scandalizzano i puristi.

Come regista cinematografico e televisivo (e qui, qualche competenza in pi˘ credo di averla) ha fatto per quasi tutta la sua carriera (sottolineo quasi) film bruttissimi (altro che creatore di bellezza, come ha scritto qualche giornale) o mediocri. Tali mi sono sembrate le prime versioni dei testi shakespeariani e le lacrimose storie hollywoodiane raccontate senza un briciolo di personalità registica, tutte solo e sempre centrate attorno alle presenze divistiche.

Questo in realtà era il suo tratto di regista, l’esaltazione o la creazione dell’immagine di un divo. Una tendenza che si manifesta anche in quello che molti hanno considerato il capolavoro, il fortunatissimo GESU’, al quale un grande studioso di cinema, il gesuita Luigi Bini, mosse una critica fondamentale: il film confondeva il divino con il divismo.

L’abisso fu raggiunto con IL GIOVANE TOSCANINI, sbeffeggiato dai critici alla Mostra di Venezia del 1988. In questi giorni molti hanno chiesto scusa di quegli atteggiamenti. Personalmente non credo sia il caso: quando un regista esperto e prestigioso manda il protagonista della sua storia in Brasile e lÏ fa parlare gli abitanti in spagnolo, i fischi se li merita tutti. Anzi forse proprio quei fischi furono miracolosi. Per questo, poco fa ho scritto “quasi”.

A partire dagli anni Novanta, infatti, i suoi film improvvisamente migliorarono molto, diventando meno enfatici, pi˘ eleganti ed equilibrati. La svolta si manifestÚ con l’AMLETO interpretato da Mel Gibson e proseguÏ con STORIA DI UNA CAPINERA, JANE EYRE, UN TE’ CON MUSSOLINI. Insomma, una cosa ben strana: nella parte finale della carriera, superati i settant’anni, quando di solito i registi, anche i pi˘ grandi – penso a Fellini, ad Antonioni, a Bertolucci – cominciano a girare un po’ a vuoto, ripetendosi o perdendosi in scelte assurde, proprio in quella fase delicata, Zeffirelli realizzÚ il meglio del suo cinema.

Quando ha cominciato a declinare fisicamente e ha dovuto abbandonare l’attivit‡ era nel suo momento pi˘ creativo nell’ambito cinematografico. Lo sottolineo anche per smentire un luogo comune, circolato nei giorni successivi alla sua scomparsa, che attribuisce le critiche ai suoi film a eccessi, furori e pregiudizi di stampo ideologico. Niente di tutto questo: i film che ritenevamo brutti li abbiamo stroncati, quelli che ci sembravano belli li abbiamo elogiati. Questo fa la critica, altra cosa sono i necrologi.