Se il sexy shop mette tutti d’accordo

di Deborah Villarboito –

Ci sono poche cose in grado di mettere tutti d’accordo. Ultimamente abbiamo scoperto che i sexy shop sono una di quelle. Complice magari la spinta del più che utile e convincente Convegno delle Famiglie di Verona di qualche mese fa, ora l’Italia è incentivata al mercato dell’oggettistica sessuale. Nei giorni scorsi un colpo di scena ha investito le pagine web e non solo con uno scandalo. No, non parliamo della proposta per agevolare l’apertura dei sexy shop ma del fatto che Lega e Pd fossero d’accordo. Per la serie fate l’amore, non la guerra.

Infatti in un emendamento al decreto “Crescita” proposto dal Partito Democratico, si prevedono agevolazioni per tutti quei negozi di sex toys, ma anche di video hot e di altro materiale che riguarda la sfera sessuale, che facciano ampliamenti a strutture già esistenti o per quei commercianti che riaprano un sexy shop chiuso da più di sei mesi, nei comuni sotto i 20mila abitanti. Anche questi esercizi commerciali, infatti, favorirebbero lo sviluppo dell’economia locale. La proposta ha suscitato un certo entusiasmo in commissione Finanze alla Camera, tanto da incontrare il favore spassionato anche dei deputati della Lega.

Raramente una proposta è stata accettata così in maniera pacifica da entrambe le parti. Il comma 3 dell’articolo 30-bis del decreto Crescita sarà inserito in quel testo che in questi giorni dovrebbe essere approvato alla Camera con un voto di fiducia, per poi passare in Senato per l’approvazione definitiva. Va però fatta una precisazione: l’articolo 30-bis riguarda in generale tutti gli esercizi commerciali nei comuni al di sotto dei 20mila abitanti. E questo rappresenterebbe, in effetti, un indiscusso contributo alle economie locali. Tra questi sono stati inseriti anche i sexy shop in seguito alla proposta da Massimo Ungaro, Roberto Giachetti e Luigi Marattin. Originariamente, invece, i sexy shop erano stati esclusi dalle agevolazioni, al pari dei Compro Oro e dei centri di scommessa. Eh già, il sesso e tutto ciò che lo circonda era considerato deleterio, nella sua forma innocua e consensuale, come strozzini e ludopatia.

«Non si tratta di una battaglia per i sexy shop – ha spiegato Roberto Giachetti -, ma facciamo una battaglia culturale». La norma punta a dare respiro a un settore che, dopo una grande fase di espansione, sta pagando le naturali conseguenze dello sviluppo dell’online. Per questo anche diversi esercizi commerciali di questo tipo, negli ultimi anni, hanno chiuso. Ma adesso chi vorrà lanciarsi nella nuova impresa di riaprirli potrà beneficiare di un aiuto statale. Che, a quanto pare, non ha barriere ideologiche e piace sia ai sovranisti della Lega, sia ai progressisti del Pd.

Insomma, un dildo per domarli tutti.

Rispondi