Il Capitano Ultimo non corre più da solo

Una buona notizia dalla giustizia italiana: il Capitano Ultimo ha di nuovo la scorta. A dirlo è il legale di Sergio De Caprio, Antonino Galletti. Il Tar de Lazio ha accolto la tesi difensiva. I giudici hanno concluso che la decisione della revoca della misura di protezione personale avrebbe dovuto essere adottata “sulla base di una valutazione approfondita della situazione di rischio”.

L’avvocato Galletti spiega: “Viceversa, la revoca è stata frettolosa e non motivata in modo approfondito e ha esposto il colonnello Sergio De Caprio a gravi rischi che, fortunatamente, i magistrati amministrativi hanno scongiurato prima in sede cautelare con l’ordinanza di sospensiva e ora definitivamente nel merito con la sentenza”.

Il Capitano Ultimo è un po’ per tutti un super eroe, colui che arrestò il boss della mafia Totò Riina. Sarà anche per la sua necessità di girare con il viso quasi tutto coperto, proprio come fanno nei fumetti ora Batman ora l’Uomo Ragno. Del resto, anche lui, Sergio De Caprio, è diventato il protagonista di una fiction televisiva che ne raccontava la storia.

È diventato uno di noi, l’uomo che aveva vinto il crimine. Aveva lasciato un po’ tutti interdetti la decisione di togliergli la scorta, come se i rischi per la vita di Ultimo non ci fossero più, a distanza di 26 anni dall’arresto del boss dei boss. Diversi pentiti di Cosa Nostra hanno raccontato negli anni dei piani escogitati per uccidere Sergio De Caprio. Secondo Gioacchino La Barbera, il killer Leoluca Bagarella aveva offerto a un carabiniere che forniva notizie alla mafia un miliardo di lire. Voleva sapere dove alloggiava il Capitano Ultimo.

Un altro pentito, Salvatore Cangemi, ha fatto sapere di aver partecipato a una riunione con Bernardo Provenzano e altri boss. Proprio Provenzano disse nell’occasione a Cangemi che era partita la caccia a De Caprio, che sarebbe dovuto essere catturato vivo o ucciso direttamente. Giuseppe Guglielmini, invece, disse che il killer Giovannino Greco gli riferì come Provenzano avesse ormai un chiodo fisso: uccidere colui che aveva messo le manette a Riina.

Nonostante tutte queste parole dei pentiti, a Ultimo la scorta era stata revocato nel 2014. Ora viene fatta giustizia dal Tar del Lazio, ma la domanda che ci poniamo tutti è: perché la decisione di mettere in pericolo la vita di un servitore dello Stato?

di Alessandro Pignatelli

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