Il segreto della vittoria di Oxana: correre con il sorriso

di Deborah Villarboito –

Oxana Corso è una giovane atleta, classe 1995, che ha già partecipato a due Paralimpiadi, in una delle quali (Londra 2012) ha conquistato due medaglie d’argento nei 100 e 200 metri nella categoria T35. Nasce a San Pietroburgo, ma viene adottata insieme alla sorella Olga e arriva in Italia a soli 3 anni. Nello stesso periodo le viene diagnosticata una cerebrolesione che la costringe a sottoporsi a diversi interventi e a portare il tutore per anni. Lo sport però non si è fatto attendere e ha accesso la passione innata di Oxana. «Ho cominciato quando avevo 10 anni attraverso la scuola. In prima media il mio insegnante di educazione fisica mi ha fatto approcciare allo sport. Ho scelto la corsa perchè avevo a disposizione la pista vicino a dove io andavo a scuola, mi ha fatto avvicinare all’atletica perchè faceva l’allenatore. Così ho iniziato ad andare due volte a settimana, quando potevo, per divertirmi al pomeriggio».

Divertimento, questa è la parola chiave dell’agonismo di Oxana: «Correre per me è una liberazione. Nel momento in cui sono in pista, mi sento un’atleta a tutti gli effetti e non una ragazza disabile oppure che faccia parte dell’atletica paralimpica. Sono un’atleta a tutti gli effetti, nonostante gli aggettivi che mi possano affibbiare, è come buttare giù molte barriere. Dico sempre che la mia gara preferita solo i 200 metri perchè sento proprio il vento in faccia, quindi mi piace sentire la stessa sensazione come se volassi, in tutto ciò che faccio».

Una forte emozione quella delle Paralimpiadi, soprattutto quelle di Londra 2012, quando aveva solo 17 anni: «Ricordo benissimo tutto il contorno, le amicizie che sono scaturite da quella Paralimpiade. Ricordo bene la prima gara, proprio i 200 metri. Sono entrata nello stadio e ne ho visto la prima parte. Poi ho solo sentito il vuoto, non percepivo altro. Ricordo sulla pelle il calore di quelle 90 mila persone. L’emozione del podio la ricordo poco…ero piccola e non sapevo nemmeno che cosa significasse un piazzamento così importante. Ero lì solo per divertirmi».

Non si ferma e continua a sognare in grande, superando qualche ostacolo: «Ho avuto dei momenti di alti e bassi, tra cui un’operazione nel 2017, dopo la Paralimpiade di Rio che non è andata benissimo. Però adesso mi sono rialzata e ho ricominciato a correre, cercando di recuperare la forma ottimale». Oxana punta ad obiettivi a breve termine come la convocazione per il Mondiale di Dubai a novembre e, essendo una grande sognatrice, l’oro paralimpico che ancora le manca, chissà magari proprio a Tokyo 2020.

«C’è un sogno che è legato sia alla mia persona, sia allo sport, che sarebbe indossare la divisa da finanziere a tutti gli effetti, una volta conclusa la carriera nell’atletica. Piano piano vediamo se la legge e lo permetterà e magari arriveremo anche a questo. Ho sempre amato la divisa, fin da quando ero piccola, poi gareggiando da sempre per l’Italia, vorrei continuare ad indossarla per il mio Paese anche dopo. Nel mio futuro poi vedo anche dei bambini con mio marito Domenico». Oxana Corso, infatti, era presente alla conferenza stampa a Montecitorio un paio di mesi fa per l’avanzamento di una proposta di legge per il reclutamento degli atleti paralimpici con disabilità fisiche nei gruppi sportivi militari e dei corpi dello Stato.

Una vita che, affrontata con il sorriso, ha fortificato il carattere di un’atleta di pregio: «Crescere è stato per certi versi facile attraverso la scuola, perchè avevo dei compagni di classe bravissimi, che mi hanno accolta fin da subito senza dare peso alla disabilità. Poi quando si è più piccoli non si guardano queste cose. Con l’adolescenza è stato più difficile perchè sentivo addosso lo sguardo delle persone che mi guardavano con pietà. Ho imparato però che il giudizio degli altri non è importante, quindi l’ho superata facilmente, non mi piace piangermi addosso. Io vinco perchè gareggio con il sorriso e mi diverto. Finchè lo sport mi farà fare questo, io continuerò a farlo anche per tutta la vita». 

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