In Italia il comparto wedding coinvolge circa 83 mila imprese

In Italia il comparto wedding coinvolge circa 83 mila imprese

27 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Michela Trada –

In Italia il comparto wedding coinvolge circa 83 mila imprese – incluse tutte le realtà imprenditoriali che ruotano intorno al grande giorno, wedding planner, atelier di abiti da sposa e da cerimonia, bomboniere, fiori, riprese fotografiche e video, catering per gli eventi e persino agenzie di incontri – con un giro d’affari che ammonta a circa 15 miliardi di euro e una crescita annuale nel settore del wedding del 2%.

Ad avere mercato nel territorio italiano è anche la figura del destination wedding planner – il professionista che si occupa di gestire ogni aspetto del matrimonio delle coppie straniere che scelgono l’Italia come luogo per celebrare le proprie nozze – che risponde alle esigenze specifiche che clienti provenienti da culture diverse possono esprimere per il proprio matrimonio, e che conosce inoltre le peculiarità delle procedure amministrative e burocratiche richieste. La più ampia quota di mercato (49%) in questo ambito viene dagli Stati Uniti, che sono i primi stranieri a scegliere l’Italia, con una spesa media per ciascun evento che supera i 59 mila euro.

Sebbene negli ultimi dieci anni il numero di unioni sia in calo, l’attenzione alla cerimonia e l’investimento non sono diminuiti, anzi il matrimonio è un evento “privato” che ha oramai raggiunto una valenza spettacolare e perfino mediatica in alcuni casi. Sempre più coppie decidono di rivolgersi a un wedding planner, un professionista in grado di far fronte ai mille dettagli organizzativi ed emotivi legati all’evento matrimonio, una figura professionale che però non ha l’obbligo di appartenenza a nessun ordine e albo.

Alla luce della crescente affermazione sul mercato di queste figure professionali, UNI – Ente Italiano di Normazione e AIWP – Associazione Italiana Wedding Planner hanno elaborato la prassi di riferimento UNI/PdR 61:2019 “Wedding planning – Requisiti di servizio e delle figure professionali del wedding planner e del destination wedding planner”.

L’obiettivo del documento, elaborato sulla base del Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF), stabilisce i requisiti oggettivi in termini di conoscenze, abilità e competenze che devono possedere i professionisti che svolgono attività di wedding planning. La prassi di riferimento identifica il benchmark per tracciare un percorso formativo e di certificazione sia delle persone sia del servizio appoggiandosi a un ente di certificazione accreditato, a tutela dei consumatori e al fine di garantire la valenza sul mercato dei professionisti. La prassi viene così a essere l’unico riferimento ufficiale sul mercato per permettere a chiunque volesse, associazione o operatore del settore, di certificare il servizio e/o la figura professionale e fornisce gli elementi per la valutazione di conformità del servizio. Traccia inoltre delle linee guida e le buone pratiche da rispettare nello svolgimento del lavoro.

Nel definire l’attività professionale del wedding planner la prassi identifica le fasi che caratterizzano il lavoro: dopo una iniziale definizione della relazione con il cliente al wedding planner è richiesto di redigere un piano commerciale del servizio che si conclude con la firma del contratto contente ogni specifica del caso. Segue una fase esecutiva di stesura progettuale e di gestione delle pratiche burocratiche e organizzative alla luce delle esigenze del cliente, senza dimenticare l’aspetto emotivo che il wedding planner dovrà tenere in considerazione durante tutto il periodo di organizzazione dell’evento. In seguito all’individuazione del team di fornitori, al wedding planner è richiesto di dimostrare buone capacità di time management e di leadership, per assicurare la comunicazione e l’efficiente coordinazione delle varie tipologie di fornitori. Infine, nel giorno dell’evento, a un buon professionista è richiesto di coordinare con successo lo staff e di supervisionare la logistica del matrimonio, oltre che di gestire con successo gli eventuali imprevisti.

Per poter garantire l’efficacia della valutazione di competenze così articolate e stratificate e che toccano vari ambiti disciplinari, la prassi indica le prove da utilizzare in fase di valutazione. Al fine di ottenere la certificazione la prassi prevede, oltre all’analisi del curriculum vitae, due esami scritti per la valutazione delle conoscenze e l’analisi di 3 casi specifici, oltre che un esame orale. La certificazione ha durata quinquennale e prevede una sorveglianza documentale annuale; può essere richiesta da singoli professionisti o organizzazioni di qualsiasi dimensione e forma giuridica.

È indicato dalla prassi che l’organismo di certificazione eserciti inoltre un controllo sui soggetti che hanno conseguito l’attestazione per verificare il perdurare della conformità ai requisiti stabiliti; è necessario infatti che risulti l’evidenza di aggiornamento professionale nella misura di almeno 80 crediti formativi nel quinquennio oltre che l’evidenza della continuità dell’esercizio della professione. 

“Questa prassi è la chiave di volta per la definizione di una figura professionale che opera in un settore sempre più in crescita. Il wedding planner è ora una figura che può presentarsi con abilità, competenze e conoscenze certificate, nell’interesse del cliente e del riconoscimento professionale. La prassi, fornendo linee guida congrue all’elevata professionalità richiesta, agisce nell’interesse dell’intero settore – afferma Clara Trama, presidente AIWP – La legge 4/2013 costituisce la normativa di riferimento in materia di ‘professioni non organizzate in ordini o collegi’, o anche ‘professioni associative’. Tale seconda denominazione discende dalla regolamentazione della stessa L. 4/2013 che prevede la possibilità di formare associazioni di natura privatistica per le professioni senza albo. Le associazioni non hanno vincolo di rappresentanza esclusiva della professione in questione, lasciando così sussistere la possibilità che ne esistano varie per la medesima figura. Sebbene le associazioni di professioni non regolamentate forniscano garanzie alcune garanzie peculiari, è possibile esercitare le attività della figura anche in autoregolamentazione se in conformità con la normativa tecnica UNI (direttiva 98/34/CE). Appartengono all’elenco delle professioni senza albo della legge 4/2013 una serie di figure come, per esempio, tributaristi, amministratori di condominio, consulenti legali in materie stragiudiziali, urbanisti. Vi possono figurare anche professioni nuove come pubblicitari, wedding planner, grafici. È possibile consultare l’elenco delle professioni non organizzate della L. 4/2013 sul sito istituzionale del Mise a scopo informativo (Aiwp è iscritta al Mise ed è quello che ha permesso di fare la legge sopra citata)”

Il calendario delle prove è già stato stilato e prevede percorsi in tutta Italia; si comincia il 2 luglio a Milano e si prosegue il 10 settembre a Firenze;  il 12 settembre è nuovamente la volta di Milano e il 3 ottobre si torna nel capoluogo toscano.  Dal 21 al 24 ottobre, invece, ci si certifica in crociera e il 6 novembre si giunge a Roma. Il 27 novembre Aiwp e Intertek si sposteranno i quel di Lecce per chiudere poi l’anno il 12 dicembre a Milano.