La malattia è stata la mia evoluzione. E la ringrazio

La malattia è stata la mia evoluzione. E la ringrazio

27 Giugno 2019 1 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Ci sono situazioni a cui riusciamo a dare un senso solamente quando smettiamo di chiederci “perché mi è successo?” e iniziamo a domandarci “per cosa mi è successo?”. Non è così semplice, però. Soprattutto quando si tratta di situazioni che abbiamo sempre creduto lontane da noi, delle quali abbiamo, certo, spesso sentito parlare, ma di cui non conoscevamo nulla.

E il senso cambia, si evolve radicalmente, quando siamo in grado di imparare da quello che ci capita, qualunque cosa sia, e di capire che abbiamo il potere di trasformare ogni avvenimento in un’opportunità. In un regalo.

Parla di gratitudine, Maria. Ho ringraziato la mia malattia, dice. E lo fa con una serenità tale nella voce che viene difficile pensare che sia retorica o che stia recitando una parte in cui non crede. L’ho ringraziata, spiega, perché mi ha fatto scoprire luoghi di me inesplorati.

Maria Sparaco, 38 anni, è di origini campane e vive in Veneto. È docente di professione, ma ha uno sconfinato amore per le pietre, per le perle, per i materiali: tra le sue mani avvengono vere e proprie magie, perché con qualsiasi materia riesce a creare poetici accessori, di quelli colorati e freschi, di quelli che, al primo sguardo, ricordano il mare e il profumo abbrustolito delle serate estive.

Una passione, la sua, che si può dire essere nata con lei: fin da bambina infatti, racconta, la rilassava la sensazione tattile delle perle tra le mani, delle pietre tra le dita; i loro materiali, la loro consistenza, i colori dalle mille sfumature.

La realizzazione di questi gioielli è stato ciò che le ha permesso, anche, di affrontare in maniera diversa la scoperta della malattia: trattasi di Glomerulonefrite, una patologia che colpisce i reni e che le viene diagnosticata nel gennaio del 2018 dopo mesi e mesi di viaggi da un ospedale all’altro, senza riuscire a capire il perché di quei sintomi e di quei malesseri.

Maria racconta e racconta, con la solarità che traspare in ogni sua nota di voce, ma è spontaneo fermarla e tornare a quella frase, che tanto colpisce, per chiederle come sia possibile riuscire a ringraziare una malattia e perché.

Quei luoghi di se stessa inesplorati, dice lei, sono quelle parti di sé in cui prima era una Maria insicura, timorosa di chiedere aiuto perché convinta che, ogni cosa, avrebbe dovuto farla da sé e, per tanto, in difficoltà anche a credere che avrebbe potuto essere lei di aiuto a qualcuno. E invece.

Quando era ricoverata al reparto di Nefrologia dell’ospedale di Padova, aiutava gli altri pazienti, spesso anziani, sia a livello morale sia dal punto di vista fisico: qualche mese dopo, anche la sua dottoressa le ha ricordato del suo atteggiamento positivo nei confronti degli altri. Non solo: sei sempre stata, le ha detto il medico, determinata a vincere questa battaglia.

Ad aiutarla, racconta ancora Maria, è stato anche il Buddhismo. E un libro: “Dire, fare… ringraziare” di Assunta Corbo.

Oggi Maria si sente più forte, più coraggiosa. Non ha più paura di esprimere i suoi pensieri, ha imparato ad affidarsi all’altro superando la sua difficoltà nel chiedere aiuto: ho capito di non essere invincibile, spiega. Tra le belle scoperte che annovera, proprio grazie alla malattia, è stata la forte vicinanza della sua malattia: a volte, dice, abbiamo dubbi sull’affetto delle persone probabilmente perché, a livello inconscio, le mettiamo alla prova. Maria parla di diffidenza, dei limiti che mettiamo al nostro lasciarci andare. Oggi è capace di sentirsi libera di fidarsi, affidarsi e di lasciare che anche gli altri si appoggino a lei.

Per sapere chi è davvero Maria bisogna farle una domanda che esula, in realtà, dalla sua stessa persona. Perché Maria parla di sé quando meno se ne accorge.

Alla domanda “quale donna vorresti indossasse i gioielli che crei?” lei risponde che si immagina una donna forte, sicura di sé, capace di raggiungere i suoi obiettivi, di realizzare i suoi desideri perché non ha alcun dubbio su ciò che vuole.

Ecco chi è Maria. Proprio questa donna, che oggi finalmente emerge. Ma la sua caratteristica più bella, quella che appunto non la farà mai parlare di se stessa in questo modo, è una: l’umiltà. Il valore, forse, che, davvero, più ci avvicina a quello della gratitudine.