Le due Coree: ricordare il passato, per un futuro di pace attraverso l’incontro di culture

di Deborah Villarboito –

Il prossimo anno cadranno i 70 anni dall’inizio della Guerra di Corea che scoppiò il 25 giugno del 1950. Anche quest’anno è un anno significativo per i coreani perchè ricorre il Centenario del Movimento D’Indipendenza del Primo Marzo e della costituzione del governo provvisorio coreano. Inoltre, il mese di giugno è il mese della commemorazione dei patrioti dei veterani, attraverso cui ci si augura che la penisola coreana non riviva più un conflitto armato come quello che scoppiò nel 1950. In questi giorni la collaborazione tra la nostra Ambasciata, l’Istituto Culturale Coreano e la Rappresentanza in Italia del Comitato Consultivo per la Pace e la Riunificazione della Penisola Coreana assume un significato più profondo. 

Hee-Seog Kwon, Ambasciatore della Repubblica di Corea in Italia con Yong Joon Choi, dell’Istituto Culturale Coreano

«Dopo la guerra grazie agli aiuti e al sostegno dell’Italia e di altre nazioni da tutto il mondo, la Corea è riuscita a far fronte alla devastazione in cui versava e a passare in qualche decennio dallo status di paese destinatario di aiuti, a quello di paese fornitore di aiuti. Inoltre, la Corea è riuscita a portare avanti un processo di democratizzazione con una rapidità senza precedenti. Attualmente, il governo e il popolo coreano sono invece impegnati nel miglioramento delle relazioni inter-coreane nella speranza di riuscire a stabilire una pace permanente nella penisola» spiega Hee-Seog Kwon, Ambasciatore della Repubblica di Corea in Italia, in occasione del concerto di musiche liriche coreane e italiane che si è tenuto al Conservatorio Santa Cecilia di Roma venerdì scorso: «Il nostro “concerto per la pace”, nasce proprio da questo desiderio, e con esso vogliamo rendere omaggio ai veterani italiani della Guerra di Corea e alle loro famiglie. Ci auguriamo di riuscire a trasmettere al popolo italiano e ai coreani residenti in Italia lo spirito proprio della musica coreana».

Attraverso la cultura, in questo caso rappresentata dalla musica, il messaggio di pace che nasce dal desiderio di rivedere la propria patria unita e dalla volontà di pace tra tutti i popoli si percepisce nel pathos che i giovani musicisti mettono nella loro esecuzione. Rievocare attraverso le musiche una storia per loro lontana, loro che sono nati e cresciuti in Italia, ormai per seconda o terza generazione. I figli dei sud coreani “italiani” si prodigano per diffondere questo messaggio e lavorano negli istituti culturali, nei conservatori e nel turismo per favorire l’incontro tra le culture, tra passato e futuro. 

Alcuni sono “figli di adozioni”, bambini e adulti, che vengono accolti da famiglie italiane che si prendono a cuore le loro situazioni ormai da anni. L’Italia in questo è particolare, poiché tendenzialmente sono i Paesi nordici a favorire queste adozioni e a fare la parte del leone. Nelle voci, negli occhi, nella ritualità che emana rispetto, le generazioni si passano il testimone per ricordare, per far si che un conflitto che ha diviso, ormai da 70 anni il paese, non si riproponga più, ma anzi che ricorda che ogni giorno si deve lavorare per la pace in quella patria lontana. 

Tra il pubblico c’è anche chi la guerra e la separazione l’ha vissuta sulla pelle, quando era solo un bambino. Quando nelle scuole si insegnava ad avere paura degli altri, che fino a poco prima erano fratelli. Propaganda e instillamento del terrore e dell’odio in ogni frangente. A distanza di anni, poi, la consapevolezza di essere stati ingannati, ma con la volontà di conoscere l’altro, poiché solo con la conoscenza delle culture e delle reciproche storie si può pensare di tornare uniti. La consapevolezza di voler di nuovo abbracciare la propria patria in pace, senza colpi di testa dei governi e non solo nelle grandi occasioni. 

Certo molti passi avanti sono stati fatti, ma la strada ancora è lunga e impervia, piena dei trabocchetti che nascono dai giochi di potere più internazionali che nazionali alla fine. Resta molto da fare, lavorare per ricostruire, sperando di vedere alla fine le crepe riempite d’oro, come suggello di una nuova patria di pace perenne. 

Al Conservatorio Santa Cecilia di Roma un concerto per la pace, dove promettenti giovani cantanti lirici coreani, nati e cresciuti in Italia, hanno cantato per un pubblico prestigio, tra i quali spiccavano i due ambasciatori sud coreani in Italia e per la Santa Sede. Nel video realizzato da Il Cosmo le interviste a Yong Joon Choi, dell’Istituto Culturale Coreano, Jose Maria Malcotti, presidente di Koria, associazione coreani adottivi in Italia e a Jong Dar Park, guida turistica e consigliere speciale del Comitato per la Riunificazione Pacifica delle Due Coree, che ha vissuto direttamente le tensioni della sua patria.

Rispondi