Maurice Tillet, Shrek e l’acromegalia: il valore filosofico della solitudine

Maurice Tillet, Shrek e l’acromegalia: il valore filosofico della solitudine

27 Giugno 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabetta Testa –

Quante volte ci è capitato e ci capita di essere soli, profondamente soli e di pensare di non riuscire a sopportare questa strana sensazione.

Quante volte siamo stati derisi o quante volte ci è sembrato che gli altri, con i loro retropensieri, stessero pensando male di noi.

Maurice Tillet. Forse a molti dirà poco o nulla questo nome, ma Maurice Tillet è stato un guerriero, un guerriero molto filosofico. Wrestler e rugbista francese, Tillet è una giovane promessa: un talento sotto ogni punto di vista. Conosce tantissime lingue: ne parla ben 14! Veniva soprannominato l’Angelo Francese: nacque nel 1903 da genitori francesi, in terra russa. A 17 anni, però, qualcosa inizia a sgretolarsi. Quella strana e insolita perfezione sembra venire meno. Il suo corpo inizia a deformarsi. Si chiama acromegalia. E’ una malattia molto rara, che fa crescere in modo del tutto incontrollato le estremità del corpo. Maurice, quel talento che parlava 14 lingue e che sognava di fare l’avvocato, veniva deriso, era solo nella sua solitudine.

Ma Maurice è forte. E come se in lui si risentisse ciò che il filosofo Arthur Schopenhauer scrisse nei suoi “Parerga e Paralipomena”, dati alle stampe nel 1851: “La vera e profonda pace del cuore e la perfetta tranquillità d’animo, che costituiscono subito dopo la salute il più grande bene terreno, si troveranno soltanto nella solitudine, e come stato d’animo duraturo solo nel più profondo isolamento”.

E fu così. Perché Maurice diventa un talento sul ring e da quel momento le cose cambiano per lui. La solitudine diventa qualcosa di positivo, un valore aggiunto.

Lo chiamavano l’orco mostruoso del ring, sì. Ma lui era un campione. Nonostante l’acromegalia che gli sfigurò il volto e ogni estremità, nonostante il suo aspetto grottesco, Maurice divenne campione del mondo.

Lo diventò, anche se a 51 anni la Morte se lo portò via, per complicazioni legate proprio alla sua rara malattia.

Maurice Tillet molto probabilmente ispirò il personaggio Shrek, anche se i creatori della DreamWorks non hanno mai dato una conferma ufficiale (ma nemmeno mai smentito).

Shrek, come Maurice, è un personaggio solo: è un orco che vive nella foresta. E’, a primo impatto, un essere da cui bisogna stare lontani, perché è brutto, perché è diverso, perché ha delle fattezze strane. Perché Shrek orco della foresta è Maurice, l’orco mostruoso del ring.

Ma sia Shrek che Maurice hanno imparato ad amare la loro solitudine: da soli si sta bene, si trova la perfetta tranquillità d’animo, come suggerisce Schopenhauer. Perché la bellezza non è quella esteriore: non è l’aspetto fisico, non è l’essere accettati. La bellezza sta dentro di noi, sta nell’accettarci per cosa siamo realmente. La bellezza sta nel capire il valore positivo della solitudine.

Ciascuno fuggirà, sopporterà, oppure amerà la solitudine, in una proporzione esatta con il valore della sua personalità. Nella solitudine infatti il miserabile sente tutta quanta la sua miseria e il grande spirito tutta la sua grandezza, ciascuno in breve sente di essere ciò che è…