Quando invece della testa si usano le ovaie: il caso di Vienna

di Deborah Villarboito –

Ci sono ragioni delle ovaie che la ragione non sa. Ultimo caso i fatti avvenuti a Vienna nella partita, alla fine mai giocata, che doveva vedere per la prima volta in trasferta la squadra di calcio femminile del Vaticano, contro le austriache locali del Mariahilf. Non si è arrivati nemmeno al fischio d’inizio poiché le giocatrici e tifose della squadra locale hanno mostrato scritte e striscioni a favore dell’aborto e messaggi pro Lgbt, mentre dagli spalti venivano esposti striscioni critici contro le posizioni della Chiesa, per cui il match è stato annullato, per pi scoprire che era stata un’azione programmata.

Le giocatrici del Vaticano hanno scelto, insieme ai dirigenti sportivi, di non giocare per «evitare di strumentalizzare ancor di più un evento al quale si erano preparate con gioia». Le ragazze avevano esordito il 26 maggio contro la primavera della Roma, la prima trasferta estera si è trasformata in un caso politico. La squadra di calcio delle dipendenti del Vaticano era stata invitata tra l’altro a Vienna per festeggiare con una amichevole i 25 anni della squadra femminile FC Mariahilf e le signore e signorine, da poco raggruppate in un team (trent’anni dopo i maschi) non vedevano l’ora di giocare. 

L’Austria è da tempo lontana da certe posizioni della Santa Sede e chiede più libertà in materia di moralità e scelta delle donne. Questo gesto, in un momento in cui tutto il mondo parla di calcio femminile, dimostra quanto ormai il pallone delle donne stia trovando anche in Europa il modo di sfruttare la sua visibilità, anche in modo estremo. Tanti anni fa non sarebbe mai successo, anche perché la squadra del Vaticano (per lo più dipendenti, guidate dalla giovane attaccante camerunese Eugene Tcheugoue) non esisteva. Ma le calciatrici si stavano preparando da un mese a questo debutto in trasferta e non l’hanno presa bene. E non hanno gradito la plateale protesta anche alcune giocatrici austriache, che della forte politicizzazione del match avrebbero volentieri fatto a meno. 

Ecco allora che viene da riflettere. Lo sport è sempre stato veicolo di messaggi di ogni genere. In questo caso però trovo che ci sia una contraddizione bella forte. Per secoli le donne sono state considerate nulla dal Vaticano, ora c’è un’intera rappresentativa al femminile che porta i colori della Santa Sede. Tutte dipendenti che lavorano, che hanno un ruolo nello Stato Pontificio, alcune anche di rilievo. La vedo come una conquista nell’ambito dei diritti: sono una donna, credente, con un lavoro, ma gioco anche a calcio perchè è la mia passione. Al di là del lato spirituale, che varia da persona a persona, non sembra una descrizione calzante per tutte le calciatrici che stanno dando spettacolo ai Mondiali di Francia in corso?

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