Sovranismo e giusto tempismo: ecco i segreti di Salvini spiegati dall’esperto

di Deborah Villarboito –

Matteo Salvini è la star del momento. Tra contestazioni e proteste, spicca anche il consenso che lo sostiene. Il Professor Dario Tuorto, associato presso il Dipartimento di Scienze Dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” e coautore con Gianluca Passarelli del volume “La Lega di Salvini. Estrema destra di governo” che ha prodotto non poche polemiche, ci spiega i segreti del successo del premier più social della storia italiana. 

«Dal punto di vista dei consensi è chiaro che ha ereditato gran parte dell’elettorato del Centro Destra tradizionale, avendo anche aumentato del 30% i voti attualmente disponibili, è evidente che oltre a questa operazione di penetrazione nell’elettorato tradizionale, ha intercettato una fascia di nuovi elettori che non erano sicuramente leghisti, ma neppure di Centro Destra. È un’operazione che non nasce oggi, ma più di cinque anni fa e che ha consentito alla Lega di crescere, dopo il minimo storico di Bossi, fino al successo di oggi – spiega il professore – Questo si sviluppa su un mix di effetto leader, quindi le caratteristiche di Matteo Salvini, contesto italiano, cioè la crisi di Forza Italia e dell’alleanza di Centro Destra, e anche il contesto internazionale, cioè un determinato messaggio riproposto oggi, ha un determinato effetto rispetto a qualche anno fa. In questo caso, il rilancio continuo dei temi legati al sovranismo, alla lettura dell’immigrazione all’interno di questo schema. Senza questa, la Lega non avrebbe potuto portare un messaggio di carattere nazionale. Sarebbe rimasto un partito regionale, come era qualche anno fa. Invece, in questi anni si sono create le condizioni per proporre un messaggio nazionale che poi andrebbe decifrato e utilizzato in profondità più complesse. Direi che è un mix di elementi che consentono di spiegare il successo attuale».

Salvini è riuscito dunque ad interpretare il segno del cambiamento dei tempi: «Il messaggio Federalista, incentrato sull’indipendenza del Nord o sul fare gli interessi di quell’area del Paese non è che sia stata abbandonata oggi. Semplicemente è cambiato il contesto. Oggi si vuole proporre quel tipo di messaggio. Il tema del Nord non è stato accantonato. Semplicemente è stato ricollocato dentro ad un altro contesto. Questo significa che se il quadro è quello della competizione internazionale, su scala europea, è necessario che le diverse regioni siano attrezzate a competere in uno scenario che è diverso, dove c’è la crisi, dove c’è una burocrazia centrale che fa gli interessi di altri Paesi, quindi noi italiani dobbiamo difendere i nostri interessi, ma non in quanto meridionali dell’Europa – continua – In quanto territorio che ha delle regioni di eccellenza che possono essere rilanciate solo dentro ad una ripresa di una serie di sovranità nazionali, con la possibilità di governare anche i flussi migratori. Sembra un messaggio vecchio, però interpreta dal punto di vista nazionale le contraddizioni del presente, quindi la crisi e le sue difficoltà, un’Europa e due velocità, gli interessi dell’Italia che secondo Salvini vanno difesi in questo modo».

Un commento anche sulla candidatura al Premio Nobel per la Pace: «Di nomi quanto meno strambi di candidati ne sono stati fatti tanti, come Berlusconi qualche anno fa. Non mi sorprende che la proposta arrivi da un partito che si colloca nella stessa area politica della Lega anche se non raccoglie gli stessi consensi. L’idea che l’intervento nei confronti dell’immigrazione possa essere legata anche a dei benefici non slo per chi si protegge dagli immigrati, ma per l’umanità in senso più ampio è certo un’operazione ardita. Però il ragionamento che potrebbe esserci dietro è che attraverso il rallentamento dei flussi migratori, si fa anche gli interessi di quelle popolazioni a cui viene impedito di entrare in un contesto dove ci sono tantissime difficoltà. Chiaro che si nasconda sempre un interesse di parte, cioè questa idea che politiche restrittive possano essere anche politiche umanitarie. L’interesse è difendere i diritti acquisiti delle popolazioni europee contro la possibilità di altri esseri umani di muoversi. Che questo possa essere letta come un’azione umanitaria è davvero difficile», conclude Dario Tuorto. 

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