Spiati dai cinesi con un’app sul telefono

Se siete stati recentemente in Cina, a vostra insaputa, potreste essere stati spiati. Gli artefici di questo ‘gioco di spionaggio’ sarebbero stati gli agenti di frontiera cinesi, che avrebbero installato sui telefoni dei turisti un’app di sorveglianza. In particolare nella regione dello Xinjiang, a maggioranza musulmana, una delle zone più agitate del Paese, al confine con il Kirghizistan. A dare la notizia è il media britannico Guardian, che ha condotto un’inchiesta in collaborazione con altri media e Ong.

Grazie all’app spia, il governo di Pechino avrebbe incamerato dati personali dei visitatori. L’applicazione, infatti, ha la capacità di accedere a varie informazioni dello smartphone: contatti, calendari, sms, posizione, registri delle chiamate. Tutti dati passati al computer della polizia di frontiera. Ma l’app è in grado anche di fare una ricerca, a caccia di file sospetti per il governo cinese (opuscoli islamici o con contenuti religiosi, file su Taiwan e Taipei). Queste ultime informazioni arrivano dai tedeschi della Sueddeutsche Zeitung, che ha analizzato l’appo ‘Fengcai’ (significa ‘raccogliere le api da miele’) di un turista.

Dopo lo scandalo Huawei, per la Cina altri sospetti. Benché dovremmo effettivamente aspettarcelo: stiamo parlando di un regime che censura, manipola e oscura. In questo caso, i media si sono serviti di esperti di computer della Ruhr University di Bochum che, per la prima volta, ha permesso di decifrare un software di sorveglianza cinese, che monitora i suoi abitanti ma anche gli stranieri.

Pensate che l’applicazione è in grado di cercare 73.315 file. Salvato uno di questi sul suo smartphone, l’app avvisa le guardie di frontiera. E il turista diventa un sospettato o comunque un sorvegliato speciale. Vengono considerati pericolosi anche documenti sul Dalai Lama, grande nemico della Cina. Tra i contenuti bizzarri che l’app ‘scova’ c’è anche una canzone della band metal giapponese ‘Unholy Grave’.

L’applicazione viene installata nel momento in cui turisti e uomini d’affari varcano la frontiera tra Kirghizistan e la provincia cinese della Xinjiang. Chi arriva via terra, dovrà sbloccare al valico di frontiera il proprio smartphone per permettere l’installazione dell’app. Insomma, ora sappiamo quello che ci succede, ma in ogni caso possiamo fare poco per evitarlo se siamo diretti in quella zona.

di Alessandro Pignatelli

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