Addio al ponte simbolo di Genova: la parola ai cittadini

di Valeria Arciuolo –

Per tutti era e sarà “solo” il Ponte. Alcuni, come me, nemmeno sapevano come si chiamasse, ma sapevamo tutti che faceva parte della nostra quotidianità di ognuno.

Il Ponte Morandi per chi è di Genova era un simbolo, ma anche per chi semplicemente ci transitava sopra, era una certezza, sapevi che come arrivavi nei pressi te lo saresti trovato di fronte. Per tutti era “solo” il Ponte di Brooklyn.

Poi abbiamo smesso di chiamarlo così. Dopo il 14 agosto 2018, è diventato il Ponte Morandi. Dopo quella maledetta data, chiunque sia passato di lì gli si è stretto il cuore. Poteva esserci chiunque di noi li sopra, è il pensiero ricorrente. In quella maledetta giornata il ponte ha portato con sé 43 vittime. Che tutti in un modo o nell’altro ci portiamo dietro. Ma qui non voglio parlare di morte, qui voglio ricordare i vivi e dare speranza a chi ha perso. Forse non è molto con un pezzo come questo, ma il fatto che si parli del ponte è segno che tutto ciò non si vuole che capiti di nuovo. E non deve.

Per il Ponte aveva a che fare con le vacanze. Io di origini sono della provincia savonese, in Liguria, ma per andare ovunque passavi di lì. Ricordo con un sorriso sulle labbra, le gite con mio nonno, che mi faceva conoscere Genova, in quanto molti parenti vivevano e vivono ancora in quei luoghi.  Quindi la visita alla città, quando andavi all’acquario, oppure semplicemente andavi al cinema del Fiumara con le amiche.

Parlando con i cittadini genovesi, raccontandomi cos’era il Ponte Morandi per loro, ci siamo trovati tutti su due punti: ci si ricorda perfettamente cosa stavamo facendo quel giorno e sul fatto che quando lo si vedeva, tornando dalle vacanze, il primo pensiero era CASA. Qualcuno non d’accordo nel parlarne qualcuno invece dice che bisogna parlarne, perchè non vengano dimenticate, né le vittime, né una città ferita.

Come mi ricorda Cristina: “Lui c’è sempre stato, fa parte della nostra storia. Per chi come me abita in centro, lui era lì a salutarci quando partivamo con le nostre famiglie per le vacanze, e ci dava il ben tornati quando si rientrava. Non è stato un ponte qualunque per noi, lui era il nostro ponte”.

Barbara concorda con me nel dire “Quando si arrivava nei pressi, era quella sensazione di casa. E’ un ricordo che mi lega ai miei genitori, che purtroppo non ci sono più”.

Silvia ci racconta: “Sono nata e cresciuta nel quartiere del ponte,parlo della zona Certosa, vivo qui da sempre per cui quel ponte io l’ho sempre vissuto come punto di riferimento. Ci abito di fronte, quindi lo vedevo 24 ore su 24. Ci sono passata sopra e sotto tantissime volte, per andare al mare o per fare la spesa grande. Era un vero e proprio punto di riferimento, sempre presente. Il ricordo più bello che conservo è il rientro dalle vacanze. Come lo vedevo, sorridendo pensavo “Sono a casa”. Questo era per noi il Viadotto Polcevera, casa mia”.

Per Mariaserena il ponte ne ha lasciato il segno con la sua caduta: “Come tutti da quel ponte sono passata molte, molte volte. Ha sempre fatto parte dei miei ricordi e non ho ancora avuto il coraggio di ritornare sul posto dopo il suo abbattimento. Ricordi felici non ne ho, ma ricordo con fotografica esattezza il giorno del crollo. Ero in ferie e la pioggia mi teneva chiusa in casa, stavo girovagando sui social, quando mi sono imbattuta nella foto del Morandi crollato. La nebbiolina provocata dalla pioggia insistente rendeva la foto irreale. Ho pensato a un fotomontaggio e ho maledetto l’autore della foto, tuttavia mi sembra elaborata troppo bene e la mia curiosità mi ha spinta a cercare conferme o smentite. Cercando informazioni su diverse testate locali, non ho trovato nulla, se non su il Secolo XIX molto vago. Ho trovato l’avviso di problemi strutturali sul sito autostrade. Come sono tornata sui social, sono apparse le prime foto del ponte mutilato. Nonostante i miei 50 anni, sono scoppiata a piangere come una bambina e ho continuato a farlo per tutti i giorni successivi, ad ogni annuncio di una nuova vittima. Ho pianto anche venerdì quando l’hanno definitivamente abbattuto e ieri ancora (01 luglio 2019) quando ha circolato il filmato inedito del crollo. Vero, per tanti “è solo un ponte” ma faceva parte della mia vita. Nei mesi successivi al crollo ho avuto la sensazione che Genova vivesse sottovoce, come a non voler disturbare quello che ne era rimasto del ponte, come se fossimo tutti in lutto. Ora dobbiamo solo guardare avanti e riparare ai torti fatti”.

Grazie Genova. Per la tua forza. Per quella speranza che porta avanti e fa guardare avanti. Ce la farete, anche se feriti, mutilati, ma ce la farete, un’altra volta.

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