Carola Rackete e il caso Sea Watch

di Fabiana Bianchi –

Sta succedendo di nuovo. Una totale confusione fra i fatti e le opinioni, incancrenita dalla diffusione incontrollata di palesi bufale. Occorrerebbe chiedersi perché. Approfondire come sia possibile che, in una nazione con un percorso scolastico obbligatorio di almeno dieci anni, così tante persone non riescano a discernere la differenza fra fatto e opinione. Carola Rackete, la comandante della Sea Watch 3 al centro delle cronache in questi giorni, può piacere o non piacere. Ci si può chiedere se quello che ha fatto sia giusto o meno e se nelle stesse circostanze avremmo fatto lo stesso o avremmo agito diversamente. Queste sono opinioni. Del resto, sulla questione del diritto naturale gli stessi giuristi si interrogano letteralmente da secoli.

Ma alle opinioni si dovrebbero affiancare i fatti. Quelli sono univoci: un evento è successo o non è successo. Non esistono fatti di Schroedinger, accaduti e al contempo mai accaduti. Tutt’al più possono avere bisogno di essere accertati o ricostruiti.

Vediamo dunque alcuni dei fatti semplicemente falsi che in questi giorni le sono stati attribuiti.

In primo luogo, è stato detto che Carola Rackete non ha la patente nautica. In realtà, l’olandese ha una laurea di primo livello in nautica e trasporto marino, conseguita alla Jade Hochschule. Tale titolo le ha dato diritto alla qualifica di ufficiale di picchetto.

La comandante della Sea Watch 3, secondo le malelingue, sarebbe anche già stata arrestata per possesso di cocaina e utilizzo di carte di credito rubate. Di fronte ad accuse così gravi, sarebbe d’obbligo quantomeno citare una fonte affidabile. Fonte che non esiste: i post sui social network che riportano queste “notizie” si accontentano di un generico “dal web”. Una breve ricerca sui motori di ricerca, condotta anche in lingua inglese, non riporta risultati degni di nota. Nessuna testata giornalistica ufficiale, insomma, ha mai riportato la notizia di Rackete arrestata per droga e possesso di carte di credito rubate.

Le bufale toccano anche la sua famiglia. Il padre viene spesso definito un “commerciante d’armi”. In realtà, semplicemente, Ekkehart Rackete collabora da sette anni come consulente con l’azienda tedesca Mehler Engineered Defence. L’impresa, però, non produce armi, ma sistemi di sicurezza difensivi, usati sia in ambito civile che militare. Della madre si dice che abbia lavorato per la Bayer. La notizia non trova conferme né smentite e in ogni caso è irrilevante: lavorare per un’azienda farmaceutica, fino a prova contraria, non costituisce reato. La voce potrebbe anche essere legata al nome del ceo della Sea Watch, Johannes Bayer: questa, tuttavia, è solo un’ipotesi. Allo stesso modo, non si trova alcuna conferma ufficiale sulla presunta militanza di un nonno nelle SS.

Una menzione d’onore va poi a chi, dimostrando quantomeno una certa pazienza e devozione alla causa, si è preso la briga di inserire con Photoshop una tavola imbandita nella fotografia che ritrae alcuni parlamentari saliti a bordo della Sea Watch su un gommone. Il palese errore di ortografia nella scritta sulla fiancata del natante potrebbe anche fare pensare a una trovata ironica. Ma sono in molti, in ogni caso, ad avere creduto alla veridicità della foto, malgrado sul web circoli abbondantemente anche la versione reale.

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