Il decluttering

Il decluttering

4 Luglio 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

“Decluttering”: è sicuramente una delle parole del momento. Per chi non conoscesse il termine o semplicemente non amasse gli inglesismi, “decluttering” si può tradurre semplicemente come una “liberazione dal superfluo”: consiste cioè nel liberarsi da tutti quegli oggetti inutili che ci ingombrano la casa.

Il decluttering è il punto iniziale di molti metodi di organizzazione casalinga: da “Flylady” al Kondo. Questo perché effettivamente fare spazio in casa è il primo passo per averla più ordinata. Ogni metodo prevede dei passaggi leggermente diversi: riuniremo qui alcuni consigli utili per affrontare l’operazione, che spesso viene rimandata a oltranza.

Innanzitutto, è impensabile liberarsi in una sola volta di tutto il superfluo che ci ingombra casa. La cosa migliore è quindi affrontare il compito in momenti diversi, con la giusta calma, suddividendo gli oggetti in categorie: abbigliamento, trucchi, libri, attrezzatura da cucina, attrezzatura sportiva, cancelleria e quant’altro. Se il tempo a disposizione è poco, si possono addirittura suddividere in sottocategorie. Un’alternativa è quella di procedere per spazi, soprattutto se in casa abbiamo diversi cassetti o armadi “degli orrori”, pieni di oggetti alla rinfusa.

Siccome lo spreco è bandito, occorre prepararsi diversi contenitori: nel primo andranno gli oggetti che si possono rivendere, nel secondo quelli da regalare e nel terzo il cui inevitabile destino è la raccolta differenziata. Su questo punto, occorre armarsi di obiettività: è inutile per esempio tentare di vendere un vecchio rossetto già usato. Per quanto riguarda invece i regali, ci sono diverse vie: la cosa migliore sarebbe donare alle associazioni che si occupano di persone in difficoltà. Ma per quegli oggetti magari ingombranti che queste realtà non ritirano, esistono gruppi Facebook come i vari “Te lo regalo”. Per i libri, ci sono diverse biblioteche pronte ad accogliere i volumi donati. Spesso i volontari dei canili sono felici di ricevere vecchie coperte per gli animali. In ogni caso, occorre ricordare che li stiamo destinando ad altre persone: regaliamo solo oggetti ancora utilizzabili, in buono stato e soprattutto puliti, così come farebbe piacere trovarli a noi.

Ora, siamo davanti al nostro armadio o cassetto. È arrivato il momento fatidico di prendere in mano il primo oggetto e fare le nostre valutazioni. Cosa bisogna chiedersi per capire se è arrivato il momento di dirgli addio? Il metodo Kondo si concentra molto sulle emozioni: ci si chiede se l’oggetto in questione ci renda felici, ci evochi ricordi piacevoli e sentimenti positivi. Qualcuno magari si farà una risata all’idea di stringere tra le mani un cavatappi analizzando le emozioni che ci trasmette. Eppure può essere un’idea utile, soprattutto per quegli oggetti puramente decorativi. Altre domande da porsi, più concrete, riguardano l’effettivo utilizzo di un oggetto. Per esempio: lo usiamo regolarmente? Per ogni oggetto, ovviamente, il concetto di regolarità è variabile. Un abito da cerimonia, per esempio, può essere considerato usato regolarmente anche se esce dalla naftalina una volta all’anno. E ancora. Se sparisse, lo ricomprerei o comunque ne sentirei la mancanza? Quante possibilità ci sono di averne bisogno in un lasso di tempo ragionevole?

Dedicando il giusto tempo a ognuna di queste domande, dovremmo avere delle risposte sufficientemente chiare per decidere se separarsi dall’oggetto in questione oppure tenerlo. Per i casi più difficili (ma devono essere pochi), è possibile mettere temporaneamente gli oggetti fonte di dubbi in una scatola e ritirarla. Se entro un mese non sentiamo la necessità di tirarli fuori, evidentemente possiamo salutarli.

Oltre a queste che potremmo definire intense sessioni di decluttering, possiamo applicare lo stesso metodo anche tutti i giorni. Lo si fa attraverso due vie. In primis, cestinando subito quello che sappiamo non ci servirà. Se arriva il volantino del supermercato LaPeraCotta a cui non andiamo mai, è inutile lasciarlo languire sul tavolino all’ingresso per giorni. Sappiamo che non lo useremo: buttiamolo. Poi. Dobbiamo conservare per dieci anni le bollette, ma non necessariamente tutto il loro imballo. Gettiamo buste, pubblicità e altre parti inutili.

Inoltre. Una sessione di decluttering dovrebbe insegnarci anche a conoscere meglio noi stessi. Se abbiamo buttato o regalato per esempio diverse maglie verde acido rendendoci conto di non averle mai messe, è evidente che il verde acido non è il nostro colore. Non compriamo quindi altri capi di quel colore. Il primo passo per evitare di avere in casa oggetti inutili che non usiamo e magari non ci piacciono, è evitare di comprarli.