Lavoro e sessismo: il rifiuto delle donne forti

Lavoro e sessismo: il rifiuto delle donne forti

4 Luglio 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Scusate se esisto.

Mai titolo fu più azzeccato. Si chiama così il film diretto da Riccardo Milani, una produzione del 2014 con protagonisti Raul Bova e Paola Cortellesi: proprio quest’ultima interpreta il ruolo che impersonifica il messaggio che la pellicola vuole mandare, poiché il personaggio finge di essere la segretaria di un architetto quando, invece, l’architetto è proprio lei. Una scelta a cui è costretta perché, in quanto donna, le viene difficile trovare un lavoro nel suo settore all’altezza della sua preparazione. Come tutti i film con la Cortellesi, anche questo tratta una tematica attuale e importante con leggerezza e ironia, anche se da scherzare ci sia ben poco.

Scusate se esisto.

Non è solamente un film. È pura realtà. 

In questa rubrica, generalmente, cerco di mettere sullo stesso piano donne e uomini (da qui il nome ‘Uomen’), ma questa volta è doveroso sottolineare le differenze di trattamento che ancora insistono sul genere, in particolar modo in certi settori professionali.

La pellicola di Milani, infatti mi è tornata alla mente durante una chiacchierata sotto l’ombrellone con l’amica Simona, con la quale ho condiviso una spensierata giornata sulle spiagge della Sardegna. Non ricordo nemmeno da cosa sia nato il discorso, ma non è così strano che tra donne ci si confronti su tematiche di questo tipo, per lo meno per dissetare un po’ la nostra sete di comprensione.

Simona è architetto e spesso si ritrova a dirigere cantieri, progetti nemmeno tanto piccoli.

Mi danno credito, racconta, quando capiscono che sono io a comandare il flusso economico. In caso contrario, le battutine sessiste sono quasi scontate e ci ritroviamo a chiederci: se è più semplice ottenere rispetto attraverso un battito in più di ciglia invece che facendo valere la propria sacra professionalità, sbaglia così tanto colei che effettivamente se ne approfitta?

Non solo: Simona racconta anche di essersi sentita spesso poco al sicuro, di aver subito comportamenti altrui al limite del pericoloso; “fossi stata un uomo, ti avrei già dato due schiaffi”: siamo sicuri che sia rispetto per la donna questo, o solo un subdolo modo di etichettarci come più deboli?

E proprio come nel film, anche a Simona è successo: l’hanno guardata, appena giunta su un cantiere, e le hanno chiesto come mai l’architetto avesse mandato la segretaria. 

In questi giorni mi sono imbattuta (impossibile il contrario, pur volendolo) negli articoli e nei commenti apparsi su Facebook e Twitter in merito alla vicenda Sea Watch e, più in particolare, nei commenti destinati alla nave capitano Carola Rackete: non è questa la sede virtuale in cui discutere del motivo per cui è balzata alle cronache, mi soffermerei solo sulla tipologia dei commenti a lei rivolta. Il 90 per cento dei commenti da parte di chi non è d’accordo con le sue scelte è di genere sessista, alcuni dei quali riportavano la descrizione di scene sessualmente violente (della serie “ti meriteresti…”) al limite del film horror. 

Non è una novità che sui Social si discuta di politica. Non è una novità che gli utenti insultino il rappresentante di turno (sia questo di destra o sinistra). Ma non è una novità nemmeno che quanto è vero che i commenti riferiti agli uomini si concentrano sulle capacità intellettuali, riconosciute o meno, è vero altrettanto che nei confronti delle donne si cade sempre sulla buccia di banana dell’insulto sessista e sessuale.

E così, mentre una parte d’Italia inizia a capire grazie ai Mondiali femminili che il calcio non è uno sport da uomo ma è semplicemente uno sport, l’altra continua a credere che se giochi al pallone sei per forza lesbica. O incapace: sia a essere donna sia come atleta. 

Insomma, nessuno ha mai preteso avesse ragione Cremonini con la sua canzone “gli uomini e le donne sono uguali”, perché possiamo assicurare che noi donne ci teniamo tranquillamente le differenze, ma una cosa è certa: non venite a parlarci di uguaglianza solo quando vi fa comodo. Perché ancora nel 2019 essere donna è quanto di più scomodo possa esserci. Per gli altri.