Quando ecosostenibile vuol dire guadagno: il caso della Bottega Poco di Buono

di Deborah Villarboito –

Non deve trarre in inganno il nome della Bottega “Poco di Buono” di Rimini. Infatti di buono ha molte cose: prodotti a filiera corta, etica, idee e da qualche mese anche gli imballaggi. Alessandra Carlini, responsabile Relazioni esterne, ci spiega i risultati del progetto di eliminazione degli imballaggi in plastica della Bottega diversamente bio. 

Intanto, nella Bottega sono venduti prodotti di consumo e non legati al consumismo. Alimenti a km0, biologici, di piccoli produttori, però con la forma del negozio di prossimità: aperto sempre, dal lunedì l sabato, con orario continuato, senza necessità di tessere. Da gennaio, fino ad ora, un successo: si contano oltre 20 mila scontrini stampati. Nella Bottega viene offerta una spesa piuttosto completa dalla frutta alla verdura, dalle uova ai detersivi, poi ancora i confezionati, come la pasta e l’olio. «Recentemente abbiamo messo un reparto di banco freschi in cui si teniamo, oltre agli affettati degli allevatori vicini, formaggi, anche di pregio, e della gastronomia vegana – spiega Alessandra – Per servire i nostri clienti è necessario utilizzare degli involucri. Inizialmente abbiamo utilizzato la plastica. Abbiamo pensato però, che facendo attenzione a molte cose legate agli alimenti e ai clienti, dovevamo avere un occhio di riguardo anche per gli imballaggi». 

All’inizio non è stato facile. La ricerca di materiali che soddisfacessero staff e clientela ha richiesto diversi tentativi, fino ad arrivare alla carta per pacchi compostabile e contenitori in Pla, prodotti da un derivato del mais. «È chiaro che sia una spesa maggiore, motivo per cui molti altri non fanno la stessa scelta, però noi abbiamo deciso di non guardare al soldo. Abbiamo scelto di andare verso qualcosa a cui dobbiamo arrivare tutti prima o poi. Anche per fare la nostra parte per quanto riguarda la diminuzione di plastica nell’ambiente che sta diventando veramente un tema drammatico da affrontare. Si apre però un altro problema, quello del corretto conferimento nella raccolta differenziata». Infatti se il Pla non viene correttamente riciclato può provocare un problema maggiore. Essendo molto simile ad un contenitore di plastica, si rischia che vada mescolato ad essa: in realtà va smaltito nell’umido (non nella compostiera di casa). 

Da qui si fa anche opera di sensibilizzazione e informazione verso i clienti, che stanno abbracciando in maniera favorevole l’iniziativa di economia circolare: «Sono molto entusiasti di questa proposta che fa parte della cultura e sensibilità di molti di loro. In questo modo si sentono partecipi anche di un andare avanti, di un guardare verso delle cose che possono portare solo a benefici. Siamo stati premiati, oltre che per la qualità dei prodotti, anche per la nostra coerenza e attenzione all’ambiente. È stato capito, addirittura qualcuno vorrebbe venire con il contenitore da casa, ma non è possibile per motivi igienici. Ciò dimostra, però che sarebbero pronti a fare un salto di ben altro tipo».

Poco di Buono, inoltre, non accolla il costo del materiale da imballaggio ai suoi clienti: «Abbiamo creato un’impresa che fosse etica e che stesse in piedi sulle proprie gambe. Per rendere possibile ciò applichiamo un margine ridottissimo che non è stato toccato nel momento in cui abbiamo deciso di fare questa scelta ecologica. Uno dei nostri principi è che il prezzo sia equo per chi produce e per chi compra».

Una scelta che può e deve cambiare l’attuale situazione ambientale: «Lo può fare su diversi livelli: dall’alto se prendono decisioni giuste a livello di politiche e dal basso se rispettiamo queste, iniziando anche a capire quale sia il corretto comportamento. Sicuramente riusciremmo ad uscire dall’emergenza, si parte dalla piccola spesa che facciamo per casa nostra».

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