Tecnologie di imballaggio food: l’avanguardia nella quotidianità

di Deborah Villarboito –

Una volta l’imballaggio era pensato per proteggere più o meno bene il contenuto dalle sollecitazioni esterne, con aggiunta di qualche informazione sul prodotto. La sua evoluzione? Lo smart packaging, che a quelle tradizionali somma funzioni aggiuntive grazie a nuovi materiali, trattamenti di superficie, tecniche di confezionamento.

Il 34% del packaging prodotto in Italia è utilizzato nel settore alimentare, ed è proprio grazie agli imballaggi che, in Paesi come il nostro, il deterioramento della merce è stato minimizzato fino a raggiungere percentuali del 2-3% mentre nei Paesi in via di sviluppo raggiunge il 50%. Tra le funzioni del packaging, dunque, c’è quella di prolungare la cosiddetta shelf life riducendo gli scarti, ma oggi si presta sempre più attenzione all’aspetto della sostenibilità. Molte aziende hanno attivato programmi di ricerca dedicati proprio all’imballaggio e che hanno come obiettivo quello di migliorarne l’efficacia nel mantenere la qualità del cibo e ridurre le contaminazioni ed è così che sono nati gli imballaggi attivi e intelligenti, quelli in grado di interagire con l’ambiente circostante e di monitorare la freschezza del cibo includendo ad esempio agenti attivi nella struttura stessa dell’imballaggio.

Un settore non da poco, visto che il mercato globale degli imballaggi attivi e intelligenti per alimenti e bevande è aumentato, tra il 2005 e il 2014, con un tasso di crescita annuale di circa il 6,9%. Si sperimenta, dunque, e si fa ricerca per trovare le soluzioni migliori non solo per l’alimento che il packaging dovrà contenere, ma anche per quello che sarà il suo futuro “a fine vita”, prestando quindi attenzione alla fase di progettazione, minimizzando i materiali e pensandoli sostenibili e riciclabili. Un esempio interessante è quello della CartaCrusca realizzata da Barilla con l’azienda Favini per la quale si recupera la crusca ottenuta dalla macinazione di grano, orzo, segale e altri cereali che insieme alla cellulosa dà vita a una nuova materia prima; oppure, il Poly-paper nato dalla ricerca congiunta tra il laboratorio di NextMaterials e il Politecnico di Milano.

Il packaging alimentare, quindi, svolge importanti funzioni legate non solo a contenere i cibi, ma anche e soprattutto a proteggerli dal deperimento aumentandone cosi il tempo di conservazione e permettendone il trasporto anche in luoghi lontani dalla sede di produzione. In questo modo si va nella direzione della riduzione degli sprechi, con lo scopo di raggiungere l’obiettivo “nutrire il pianeta”, che era il tema dell’Expo 2015. Accanto a queste funzioni il packaging permette inoltre a un’azienda di presentare il proprio prodotto, promuovendone la scelta da parte del consumatore, e comunicare i propri valori cercando di entrare in sintonia con il potenziale cliente. In più, l’etichetta affissa sulla confezione informa circa i valori nutrizionali e le modalità di conservazione, e può anche suggerire i modi di consumo.

Negli ultimi anni, al packaging si è demandata una nuova funzione, che è quella di preparare e servire una pietanza: sono sempre più diffuse infatti le confezioni monoporzione in cui è possibile direttamente cuocere e consumare un prodotto senza utilizzare pentole e piatti. In maniera simile, si trovano sempre più frequentemente in commercio confezioni contenenti frutta già sbucciata o dolci pronti da consumare solo dopo apertura dell’involucro. Una notevole importanza va data alla scelta del materiale da usare a contatto con l’alimento, sia per questioni di impatto ambientale che di sicurezza. La scelta del materiale è legata infatti al problema delle possibili migrazioni di molecole indesiderate in seguito al contatto con gli alimenti, nel rispetto dei regolamenti dell’Unione Europea che impongono buone pratiche di fabbricazione affinché qualsiasi potenziale trasferimento agli alimenti non implichi pericoli per la salute umana, modifiche inaccettabili della composizione del prodotto alimentare o un deterioramento delle sue qualità organolettiche.

Negli ultimi anni in contrapposizione alla produzione ed uso di polimeri sintetici, largamente utilizzati per il packaging, è sempre più presente l’esigenza di disporre di materiali più sostenibili in grado di rispondere alle esigenze dell’industria e del consumatore. Tenuto in debito conto la crescente attenzione posta al tema della sostenibilità ambientale, nonché la progressiva diminuzione della disponibilità di fonti petrolifere, cambiare oggi strategia nell’ambito del packaging alimentare, e non solo, è sempre più una opportunità oltre che una necessità. Di conseguenza è cresciuto l’interesse verso i biopolimeri o bioplastiche, polimeri derivati da materiali di origine vegetale e rinnovabili. In questa ottica lo sviluppo di materiali impiegati per produrre imballaggi sostenibili risulta essere una prerogativa di primaria importanza sia per i produttori che per gli utilizzatori del packaging, oltre a risultare di particolare attenzione per il consumatore.

Tra le proposte innovative destinate a rivoluzionare in un prossimo futuro il settore del packaging alimentare, ma eventualmente anche quello dei settori farmaceutico e cosmetico, un ruolo prominente verrà assunto dal packaging attivo. Con il termine di packaging attivo si intende un confezionamento in grado di interagire con il suo contenuto, con effetti positivi. Packaging attivi attualmente in commercio e correntemente impiegati nel confezionamento degli alimenti sono in genere limitati. In questa ottica di continua innovazione nel campo del packaging alimentare può essere collocato quello che possiamo definire “packaging edibile”, cioè costituito da materiale commestibile impiegato per rivestire prodotti alimentari ricalcando il modello degli involucri naturali. Si tratta di materiale biodegradabile che può essere consumato assieme all’alimento consentendo di ridurre l’impatto ambientale e sostituendo, del tutto o in parte, gli imballaggi costituiti da plastiche di sintesi.

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