Animali e circo, Lav: “Il pubblico non vuole più vederli”

di Deborah Villarboito –

Non è facile capire quanti siano gli animali presenti nei circhi italiani. Con Andrea Casini, Responsabile Area Animali Esotici della Lega Antivivisezione, abbiamo cercato di fare chiarezza su questo tema riaperto da recenti fatti di cronaca. 

Non esiste un registro che attesti quanti siano esattamente gli animali nei circhi italiani, quindi si lavora sulle stime.«Noi siamo arrivati a contare 2000 animali di diverse specie, da cavalli a cani, da leoni a tigri, da elefanti a ippopotami, giraffe, rettili. Questa mancanza non è un problema da poco: non permette di capire gli spostamenti di questi animali all’interno dei territori nazionali o europei, né di comprendere la reale situazione e stato di questi animali. Spesso molti animali vengono “persi”, tre mesi fa circa è successo con una giraffa». 

Il circo però sta conoscendo crisi: «Negli anni sono diminuiti i guadagni di questi spettacoli circensi, questo perchè più del 71% degli italiani risulta essere contrario all’uso degli animali nei circhi. Sempre meno persone vanno a vedere questi spettacoli, sempre più persone invece vanno a vedere quelli di circhi moderni che non utilizzano animali. Basta pensare al Cirque du Soleil che ha un livello artistico tale che continua a riscuotere un grande successo. Questo anche perchè i cittadini sono stufi di vedere questi animali tristemente utilizzati nei circhi». 

Cosa provano gli animali? Di certo non hanno una vita semplice: «Il problema non è solo quello degli spettacoli, dove c’è una chiara violazione di quello che è l’istinto naturale di questi animali. La controparte sostiene che visto che nascono in cattività, sono animali addomesticati, ma in realtà non è così. Mantengono sempre caratteristiche naturali istintive molto forti. Non è solo quindi il momento dello spettacolo, ma è tutto quello che comporta lo stile, il viaggiare del circo, quindi grandi trasferte all’interno di camion e carrozze molto piccole, non adeguate a viaggi lunghi e alle condizioni climatiche sia di freddo che di caldo, che variano in continuazione – racconta Andrea Casini – Spesso sono attendati all’aperto, senza alcun tipo di protezione di difesa dalle intemperie e dal suolo. Ad esempio, questo ha causato in alcuni cavalli che siamo riusciti a sequestrare una serie di infezioni date da un attacco parassitario gli zoccoli. Questo perchè non venivano puliti e curati, lasciati in mezzo al fango e alle intemperie. È impossibile che un animale, nato in natura oppure no, non mantenga le proprie caratteristiche della specie. Queste vengono violentate durante gli spettacoli, dove di fatto vengono costretti a comportamenti innaturali, come ad esempio gettarsi in mezzo al fuoco, cosa che di fatto in natura nessun animale farebbe mai. C’è anche una questione di sicurezza in ballo, perchè gli animali mantengono sempre il loro istinto, che può sorprendere anche domatori più esperti come abbiamo tristemente visto di nuovo ultimamente».

Non si hanno dati certi nemmeno quando ci si chiede da dove arrivino questi animali, quindi si lavora per stime. Gli animali vengono presi in natura o in cattività, con un 40% nel primo caso e un 60% nel secondo. Gli animali presi in natura arrivano dal bracconaggio o dall’acquisto di cuccioli, di tigri, leoni ed elefanti, che in alcuni Paesi è legale. Ciò accade in Tanzania e Sud Africa per i leoni nelle riserve private. 

Il clima italiano lascia ben sperare la Lav: «Anche il Ministro della Cultura Alberto Bonisoli ha fatto riferimento qualche giorno fa ad un circo senza animali. Noi siamo fiduciosi che questo avvenga in un periodo breve e che possa rappresentare un passo evolutivo per il nostro Paese, come lo è stato per altri in Europa e nel mondo. La maggior parte degli italiani è contraria, il mondo sta andando sempre di più verso quella direzione. Non solo per una questione di etica civile, ma anche di sicurezza nazionale». 

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