Beppe Bergomi, i racconti dello Zio tra passato e presente calcistico

di Deborah Villarboito –

Beppe Bergomi, Lo Zio. Non ha bisogno di altre presentazioni. Una vita in nerazzurro, quattro Mondiali con la Nazionale, campione del mondo 1982. Un giocatore di altri tempi che ora presta la sua voce e la sua perizia come commentatore. Con lui abbiamo fatto un viaggio in parallelo tra la sua carriera e il calcio attuale.

Quanto è cambiato il calcio ? Quali sono i pregi e i difetti di questa generazione di calciatori? 

Il calcio è sempre in evoluzione. Io ormai ho smesso da 20 anni, ma non saprei dire quando è avvenuta la rivoluzione. La sentenza Bosman lo ha trasformato sicuramente e ha aperto a contratti, anche a livello economico, di un certo spessore. Per quanto riguarda invece l’aspetto tecnico, al calcio, come alla vita e a tutti gli altri sport bisogna stare attenti perchè cambia repentinamente, però indubbiamente le metodologie di allenamento, la bravura degli allenatori, per cui la nostra scuola di Coverciano è una delle migliori, che ha permesso di tirare fuori dei Ct che hanno dato un’impronta decisa al nostro calcio. Indubbiamente, rispetto agli anni ’80, posso pensare anche al cambio di alimentazione, l’attenzione all’allenamento e alla palestra, a tutte queste cose che fanno la differenza. 

Il fattore economico è diventato decisivo ed è cambiato il modo di rapportarsi dei giocatori alle società. Quanto questo va a condizionare il gioco stesso? 

Ho sempre pensato che, per una legge di mercato, i più bravi dovessero guadagnare determinate cifre. Arrivo a dire adesso che si stanno toccando dei picchi esagerati e quindi si potrebbe gestire in una maniera diversa. Io alleno anche un gruppo di ragazzi giovani, del 2003. I ragazzi di oggi hanno bisogno di esempi positivi e il nostro calcio li ha. Ognuno di noi ha delle chiavi mentali e basta saperci andare e gli allenatori più bravi sono quelli che poi ti tirano fuori il meglio. Penso che nel calcio non sia più tanto importante l’aspetto tecnico-tattico, ma il messaggio che l’allenatore riesce a fare passare. Questi ragazzi hanno una sensibilità giusta, ma sicuramente hanno bisogno di avere esempi positivi i piccoli e i grandi di essere degli esempi per loro. Nel nostro calcio, nonostante quello che si dice in giro, penso che ci siano dei valori. 

Ormai sono rari i casi in cui un giocatore inizi e finisca la carriera sempre nella stessa squadra. I rapporti con le società, gli allenatori e i compagni di squadra cambiano in continuazione. Questo non va a togliere un po’ di bellezza al calcio, trasformandolo solo in mercato? 

Ci sono determinati giocatori che nascono in società importanti che potrebbero diventare delle bandiere. Dipende molto da dove tu fai il tuo settore giovani e hai l’opportunità di esordire in prima squadra direttamente, che è più difficile rispetto ai miei tempi, perchè questi ragazzi hanno bisogno di un percorso. Penso però che la bandiera possa esserci ancora. Avere effettivamente un’ossatura di squadra fa molto, mi viene in mente la mia Inter, quella che ha vinto uno scudetto con soli giocatori italiani. Quel gruppo per sei o sette anni è rimasto sempre uguale. Quello è effettivamente difficile vederlo nel calcio di oggi. 

Che cosa ha rappresentato per Beppe Bergomi la Nazionale? Quali sono i punti di forza e le debolezze dei nostri giovani attualmente in azzurro?

Le mie esperienze in Nazionale sono state stupende. Ho preso parte a quattro Mondiali, poi l’anno dell’82 è stato quello vincente, dove c’era un grande gruppo composto da grandi uomini e guidato da un grande allenatore come Bearzot. Per me lui è stato il primo ad insegnarmi cosa volesse dire giocare di squadra e fare delle scelte funzionali al gruppo piuttosto che convocare il singolo fenomeno. Mi ha trasmesso molti valori che mi sono portato dentro assolutamente. Attualmente con la nostra Nazionale credo che si stia lavorando nella direzione giusta. La Nazionale A sta raccogliendo i frutti di un lavoro iniziato da Arrigo Sacchi e Viscidi, dove tutte le nostre under hanno raggiunto livelli straordinari. A Mancini, nella Nazionale A stanno esplodendo in mano giocatori di talento, la sua bravura è metterli insieme e farli giocare. Noi siamo una nazione con una grande inventiva e di talento, basta solo avere un po’ di coraggio. Sono sicuro che torneremo a fare bene. 

Che cosa pensa Beppe Bergomi del calcio rosa che sta emergendo sia in casa che nelle grandi competizioni internazionali? 

L’errore di base è paragonare il calcio femminile a quello maschile. Non si può fare. È uno spettacolo a parte. A me personalmente ha entusiasmato vedere i Mondiali e queste ragazze per come l’hanno interpretato, per quello che hanno dato con il cuore e quello che avevano dentro, questo è importante. Noi dovremo capire tra qualche anno come sarà il movimento, perchè per ora la base è troppo piccola. Quindi avremo bisogno di ragazze, del 2003-2004, per il futuro, capire come crescono, perchè la nostra Nazionale ha buone qualità, anche se deve ancora migliorare. A livello televisivo si deve mantenere vivo questo. Ciò aiuterà il movimento a crescere, fino a raggiungere quella parità a livello professionistico, che è un passo doveroso verso queste ragazze. 

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