Il finto arrivo sulla Luna

Il finto arrivo sulla Luna

11 Luglio 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Tra pochi giorni ricorrerà il cinquantesimo anniversario dell’atterraggio del primo uomo sulla Luna. O forse no? Sono diverse le teorie secondo cui gli esseri umani non avrebbero mai messo piede sul satellite.

Una delle prime domande da porsi in presenza di teorie del complotto è: chi ci avrebbe guadagnato? In questo caso, bisogna ammettere che le risposte sono relativamente plausibili. L’invio di astronauti sulla Luna è avvenuto in piena Guerra Fredda, quando l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti si muovevano una concorrenza spietata nell’ormai celebre “corsa allo spazio”. L’Unione Sovietica faceva passi da gigante e gli Stati Uniti, secondo le “teorie del complotto lunare”, avrebbero temuto di rimanere indietro. La cosa avrebbe avuto anche dei risvolti economici: la Nasa riceveva un cospicuo budget per portare avanti i suoi progetti e il raggiungimento di un traguardo così importante le avrebbe garantito un ulteriore sostegno economico. Non solo: erano gli anni della guerra in Vietnam, che diede vita a un grosso movimento di contestazione negli Usa. Un successo come l’invio di uomini sulla Luna avrebbe potuto rinsaldare lo spirito nazionale.

Cosa avrebbero fatto, dunque, i governanti americani per simulare il tutto? Il primo a mettere per iscritto una teoria del complotto lunare fu proprio un americano: Bill Kaysing, con il libro “Non siamo mai andati sulla Luna” del 1976. Secondo lui, i filmati sarebbero stati girati sotto la direzione del regista Stanley Kubrick. Uno dei più noti film di Kubrick, “Shining”, secondo i teorici del complotto conterrebbe numerosissimi indizi con cui il regista farebbe trapelare il segreto. Il tutto si fa già meno plausibile: non è dato sapere perché Kubrick avrebbe dovuto lavorare nella massima segretezza per poi rivelare tutto al mondo tramite il maglioncino di Danny Torrance. Però occorre ammettere che la storia, a livello di puro intrattenimento, è curiosa. 

Dunque, cosa c’è di vero nelle teorie del complotto lunare? Di fatto, per quanto possano essere suggestive, nulla. Innanzitutto, come accade quasi sempre con le bufale, sarebbe davvero troppo complicato tenere in piedi una finzione di questo tipo. Nel complesso, furono circa 400mila le persone che lavorarono al progetto per molti anni, fra cui anche personale di aziende esterne alla Nasa. Se ci fosse stato un complotto, una fuga di notizie prima o poi sarebbe stata inevitabile. Gli astronauti, inoltre, scattarono moltissime foto, girarono video, riportarono reperti dal satellite ed effettuarono misurazioni. Si tratta di un enorme mole di materiale. Sarebbe stato davvero difficile falsificare il tutto, ingannando peraltro scienziati molto esperti che su quel materiale hanno studiato.

Nel corso degli anni, poi, la Luna è stata “fotografata” molte altre volte. Nel 2009 e nel 2011, alcune immagini riprese dalla Nasa mostrano alcuni resti degli atterraggi sulla Luna, comprese delle impronte. Nel caso si ritenesse la Nasa in “conflitto di interesse”, ci sono altre prove. Nel 2007 fu una sonda giapponese a riprendere la zona dove, nel 1971, sbarcò l’Apollo 15. Gli scienziati giapponesi trovarono corrispondenza con le immagini scattate dai colleghi statunitensi. Fra il 2008 e il 2009, fu invece una sonda indiana a fotografare lo stesso sito, trovando ancora i segni dell’atterraggio del vecchio modulo lunare.