Il volto delle donne – Ong e Parlamento a confronto

Il volto delle donne – Ong e Parlamento a confronto

11 Luglio 2019 0 Di il Cosmo

di Federica Pirola –

Negli ultimi tempi si è parlato molto della questione ong e migrazioni: “Lampedusa specchio dell’Italia”, “L’esercito della salvezza che non piace ai sovranisti”, “Navi militari anti-invasione” sono soltanto alcuni dei titoli sulle prime pagine dei giornali italiani. 

Giustizia e umanità si fronteggiano in questi giorni burrascosi e nessuno perde l’occasione di dire la sua. Provando a dare un volto agli schieramenti, si scopre che spesso sono state proprio le donne a sfidare il mare con le organizzazioni non governative. Dall’altra parte chi c’è? Oltre agli ingombranti twitt di Salvini, altre donne, di posizioni completamente diverse. 

Vediamo un po’ i loro curricula.

La protagonista delle ultime vicende è sicuramente Carola Rackete: 31enne della Bassa Sassonia, comandante della Sea Watch. Ha sfondato blocchi, urtato equilibri politici e in un caso anche una motovedetta della Guardia di finanza. “Abbiamo abbattuto un muro” – ha detto la capitana in un’intervista – “quello innalzato in mare dal Decreto Sicurezza bis. Siamo stati costretti a farlo. Talvolta servono azioni di disobbedienza civile per affermare diritti umani e portare leggi sbagliate di fronte a un giudice”. Disobbedienze che di certo non sono piaciute alla senatrice Daniela Santanchè, secondo la quale le azioni della signorina Carola hanno messo in pericolo uomini in divisa e autorizzato le Ong ad atti di forza e violenza, solo per trascinare in Italia immigrati nella totale illegalità. Due donne ben diverse: da una parte c’è chi si sente cittadina europea, prima di tutto, e che ricorda l’importanza dell’istituzione dell’Unione Europea, dall’altra, una che sul suo blog si definisce fieramente “divisiva”, poichè divide quello che ritiene essere la verità dalla menzogna, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Insomma, due modi diversi di vivere il concetto di cittadinanza. 

Passione e consapevolezza guidano anche altre donne, come la portavoce della Sea Watch Giorgia Linardi, 29 anni, giurista e attivista, esperta in migrazioni e diritti umani. La sua decisione di diventare portavoce della ong tedesca è legata alla “responsabilità di testimoniare”. Calpestata dalla politica intesa come protezione del potere e non delle persone, tenta di rialzarsi consapevole di essere dalla parte del diritto. A tutte quelle persone che insultano, direbbe di salire a bordo e capire come sia veramente essere in mare, in quelle condizioni. Spesso viene però definita “madonnina del soccorso” e radical chic, Giorgia però è fiera di non essersi girata dall’altra parte mentre tutto accadeva. Tra i parlamentari italiani c’è un’altra Giorgia, un po’ diversa forse: Giorgia Meloni che, a colpi di twitt, scrive fiera: “E ora affondiamo la #SeaWatch!”. Scandisce bene le sillabe di questa frase in un video dove spiega che la nave è sbarcata non solo contro il parere del  governo italiano, ma anche contro il parere della corte di Strasburgo, secondo la quale l’immigrazione non è un diritto degli esseri umani e dunque quelle persone non potevano essere portate in Italia se il governo italiano non voleva. 

Eh si quelle persone sono state portate in Italia, ma forse un motivo c’è? Forse sfuggono da guerre e soprusi? Neanche questo sembra smuovere le coscienze dei politici di destra, che ribaltano fino all’assurdo le dichiarazioni rilasciate da altre ong, come la Mediterranea. Il rappresentante di quest’ultima,infatti, ha pubblicato un post molto eloquente: “Felici di aver strappato 54 vite umane dall’inferno della Libia”. A tutta risposta, il quesito che si sentono di fare gli oppositori è : “È quindi legittimo andare fin lì, “strapparli” alla marina di Tripoli e portarli verso l’Europa?”. Rimango stupita di fronte a domande tanto retoriche. Come si può mettere in dubbio la legittimità di salvare vite umane? 

Salvare vite umane è infatti la priorità di queste ong, tra le quali c’è Mediterranea, sbarcata a Lampedusa insieme ai migranti del veliero “Alex”. Alessandra Sciurba ne è la portavoce e con coraggio ha detto parole forti contro il ministro dell’interno, sostenendo che “i trafficanti sono favoriti dalle politiche di questo governo” le cui milizie si travestirebbero da Guardia costiera per ricatturare le persone e portarle nei centri. La sua intervista su Rete 4 però è stata definita un disastro, in quanto svelerebbe il reale obiettivo delle ong: arrivare allo scontro col Viminale e Matteo Salvini. Infatti, le istituzioni italiane avrebbero proposto di rimettere 46 persone e 11 dell’equipaggio su una barchetta a vela, per farla entrare sola a Malta. Invito che è stato rifiutato dalla ong, poichè le condizioni imposte rendevano impossibile navigare. Alessandra spiega che il governo italiano voleva scortare fino alle acque territoriali “un po’ delle persone a bordo” e fuori dalle acque maltesi lì avrebbe rimesse a bordo. “Quale capitano avrebbe accetttato una condizione del genere?” si chiede la Sciurba. 

Falsità, supposizioni e insulti volano. La situazione, come al solito, divide l’Italia. Per alcuni Carola è solo una “comunista viziata”, per altri l’eroina degli ultimi tempi.

In ogni caso, è disarmante il fatto che, pian piano, si stia perdendo di vista cio che è il bene più prezioso che abbiamo: l’umanità, sia verso chi viene da terre lontane, sia verso chi rappresenta l’Italia. Minacciare di morte la Meloni, scrivere sui muri “Salvini muori” non risolve nulla, anzi, scredita il volto dell’Italia che forse dovrebbe avere più umanità. Piegarsi a questi insulti e non guardare alla sostanza degli avvenimenti è solo nocivo per tutti. 

Guardiamo i volti di queste donne piuttosto e chiediamoci: “Da chi mi sento rappresentato come essere umano?”.